mercoledì, agosto 24, 2005

Ciao Ulisse


Dopo dodici anni di paralisi, si è spento questa mattina a Milano Ambrogio Fogar. Forse sembrerà strano ma la sua scomparsa lascia in me un piccolo vuoto malinconico. Ovviamente non lo conoscevo, almeno privatamente, ma fin da piccolo seguivo le sue imprese e soprattutto la mitica trasmissione "Jonathan dimensione avventura", un culto diventato tale nella mia infanzia anche grazie alla parodia inscenata dal pupazzone rosa Uan e da un giovanissimo Bonolis.
Mi hanno colpito qualche mese fa, durante i giorni del referendum per le cellule staminali, i suoi commenti e la sua decisione di far da cavia ai nuovi esperimenti. Mi ha colpito la forza della sua speranza, la capacità di non arrendersi nonostante una condizione che distruggerebbe l'animo più granitico. Lui, come Ulisse nella Divina Commedia, non si è mai fermato, nemmeno quando il corpo, quella macchina tanto fidata che per anni lo aveva accompagnato, non rispondeva più ai suoi desideri. Un grande del nostro tempo, un mito destinato a rimanere nella storia dell'esplorazione italiana. Esplorazione del mondo e dell'anima.
Buon viaggio, quindi, Ulisse. Saluta Itaca per noi.

lunedì, agosto 08, 2005

(auto)Dedica

Oggi voglio postare una poesia diffusa come canzone:

Quando in anticipo sul tuo stupore verranno a crederti del nostro amore a quella gente consumata nel farsi dar retta un amore così lungo tu non darglielo in fretta non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole le tue labbra così frenate nelle fantasie dell'amore dopo l'amore così sicure a rifugiarsi nei "sempre" nell'ipocrisia dei "mai" non sono riuscito a cambiarti non mi hai cambiato lo sai. E dietro ai microfoni porteranno uno specchio per farti più bella e pesarmi già vecchio tu regalagli un trucco che con me non portavi e loro si stupiranno che tu non mi bastavi, digli pure che il potere io l'ho scagliato dalle mani dove l'amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni per ritornare dopo l'amore alle carenze dell'amore era facile ormai non sei riuscita a cambiarmi non ti ho cambiata lo sai. Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro i tuoi occhi assunti da tre anni i tuoi occhi per loro, ormai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo o per buttarsi in un cinema con una pietra al collo e troppo stanchi per non vergognarsi di confessarlo nei miei proprio identici ai tuoi sono riusciti a cambiarci ci son riusciti lo sai. Ma senza che gli altri non ne sappiano niente dirmi senza un programma dimmi come ci si sente continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito farai l'amore per amore o per avercelo garantito, andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori o resterai più semplicemente dove un attimo vale un altro senza chiederti come mai, continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai.

Fabrizio De Andrè
Verranno a chiederti del nostro amore

venerdì, agosto 05, 2005

Il paradosso umano


Giungono nuove notizie dallo spazio. L'equipaggio dello shuttle Discovery, impegnato nelle riparazioni esterne dello scafo danneggiato durante il decollo qualche giorno fa, hanno avuto il tempo di osservare attentamente la situazione della nostra Terra. Il comandante Eileen Collins, che conta all'attivo diverse missioni nello spazio, ha comunicato alla Nasa la situazione inquetante e preoccupante in cui verte la nostra "casa". Da lassù, risulta fin troppo evidente il segno devastante che l'uomo sta lasciando sul pianeta: disboscamenti, devastazioni, mari inquinati e l'atmosfera sempre più sottile e rarefatta. La prima evidenza di questa gravità sta nel fatto che il comandante lo abbia voluto precisare nonostante in questi giorni l'interesse di Houston sia legato più alla riparazione dello shuttle che a tutto il resto.
Il paradosso maggiore, però, sta nel fatto che un dato così inquietante ci sia fornito da persone che si trovano nello spazio, ad una distanza tanto elevata da non essere di facile comprensione. E' incredibile! L'uomo raggiunge un livello di tecnologia elevatissimo tale da realizzare progetti ritenuti fino a qualche anno fa utopici; crea macchine che raggiungono pianeti oltre la nostra comprensione (marte) e scopre nuove stelle ogni giorno. Ma non riesce a preservare la cosa più importante, non è capace di rispettare l'unico dono datogli senza pegno. Siamo il paradosso evolutivo, una bilancia dove per forza caricandole un braccio, inevitabilmente, dimentichiamo l'altro che scende, sempre di più, verso un imbarazzante degrado.

martedì, agosto 02, 2005

Diario di Bordo


Questo post è stato creato per una persona cara al curatore di questo Blog: mio fratello. Trovandosi a Londra per un mese e sperando che possa utilizzare il qui presente spazio per comunicare emozioni, sensazioni, sbronze, foto, eventi e quant'altro, lascio a lui ma anche ad altri questo pseudo forum libero di commenti.
Che altro dire....buone vacanze!

lunedì, luglio 18, 2005

Land of the Dead


C'era una volta l'Horror. C'era una volta un genere che accoglieva tra le sue generose braccia la paura primordiale dello spettatore e la fondeva con il divertimento puro del cinema d'intrattenimento. C'era una volta...
Poi arrivò l'Horror psicologico, un nuovo ciclo di paure generate più da situazioni fantascentifiche che da impatto visivo. Poi arrivarono i film "The....." (The Ring, The Boogyeman, The call, The eye....), gli orientali, e tutto quello che c'era prima non c'è più stato. Un'invasione di inutili e pseudo Horror che aspettava solo di essere depositato per settimane nelle sale cinematografiche.
Ma poi, come un cavaliere dagli occhi di ghiaccio, ritorna George A. Romero (quanto ci piace quell'"A"). Poi ritornarono gli Zombi. In massa come non li abbiamo mai visti, come li abbiamo sempre desiderati. Questo "Land Of The Dead" rianima il vecchio cinema Horror, dove la soluzione intricata della storia non esiste, dove non si deve aspettare (e spesso temere) un finale rivelatore, ma solo capire chi sopravvive. Laddove la metafora è chiara, non troppo ricercata, ma diretta, ineluttabile. Una volta si diceva "un film senza fronzoli", beh, questo lo è. Dinamico, divertente (e non comicità involontaria come ultimamente accade) ed amarcord. Spero che il lungo letargo imposto dalle majors a Romero sia definitivamente concluso. Lo spero anche perchè non vorrei ritrivarmi circondato da Zombie Cinematografici che hanno un'unica costante: "THE...."

giovedì, luglio 14, 2005

Melinda e Melinda


Partendo da un'analisi quasi filosofica delle diverse necessità che una commedia ed una tragedia possono soddisfare nello spettatore, Woddy Allen si (ci) diverte a strutturare una doppia vicenda con un unica costante: Melinda. Radha Mitchell, bravissima nel doppio ruolo, viene sbalzata tra commedia e tragedia (dimostrando agio in entrambi i campi) dai due narratori/sceneggiatori che impastano e sfornano continue vicende d' intricati giochi d'amore e responsabilità. Woody Allen si muove tra i generi con sciolta disinvoltura, riuscendo a divertire nella tragedia e a commuovere nella commedia.
Will Ferrel è un perfetto alter ego del regista e dei personaggi che, solitamente, lui stesso interpreta.
Un film divertente, spensierato, che richiama Slidding Doors, ma solo per la duplice realtà, non ha intenti moralistici nell'analisi di un rapporto di coppia; più che altro sdogana i generi pur separandoli, li confronta ma non li giudica (anche se a chi scrive è sembrata più convinta la Melinda della commedia).
Attendiamo con ansia Match Point.

Fresche Soluzioni...

Meglio di un gelato, meglio di un ghiacchilo e meglio di un frappè.....ecco la nuova fresca alternativa alla calura estiva. Magari non per tutti...

lunedì, luglio 11, 2005

Eternal Sunshine of the spotless mind (se mi lasci ti cancello)



Ci sono film che, a differenza di altri altrettanto belli, segnano particolarmente la sensibilità dello spettatore. Forse perchè la vicenda narrata lo coinvolge direttamente o, semplicemente, perchè riesce a cogliere tutte le sfumature che gli autori volevano evidenziare. Non lo so con precisione, non conosco il motivo di tale fenomeno, ma Eternal Sunshine of the spotless mind (di cui non commento l'orribile titolo nostrano) è uno di quei film. Un film dolce e straziante, dove ogni nostra emozione, ogni nostro impercettibile movimento sussultorio viene stimolato. Sembra di trovarsi in una stanza vuota dove l'unico rumore sono le nostre emozioni, sollievo ed angoscia, felicità e tristezza si mescolano, attrsaversano un percorso tumultuoso verso la risoluzione di questa travagliata storia d'amore.
Jim Carrey ed Kate Winslet creano un'alchimia perfetta nei due personaggi, definendosi sempre di più come due attori capaci di perseguire una carriera alla ricerca di lavori difficili ma meravigliosi.
Joel (Carrey) è un'insicuro e solitario trentenne che vive una relazione amorosa con Clementine (Winslet), una vivace e spontanea ragazza conusciuta per caso. Il dolore per la separazione li porta entrambi ad un'estrema soluzione: la cancellazione della loro storia d'amore tramite la rimozione dei ricordi. Joel si accorge tardivo dell'errore di questa decisione. Parlare ulteriormente della trama svelerebbe troppo di questo intricato film.
L'angoscia che Joel prova quando comincia a vivere la rimozione dei ricordi più piacevoli e la consapevolezza che qualcuno li stia utilizzando per conquistare la sua ex-ragazza (inutilmente, illudendosi che le situazioni e le parole dette siano speciali in quanto tali, mentre sono le persone che le vivono a renderle prezione), sono reali, si rende conto che non potrà più riprendersi ciò che aveva vissuto, capisce che per ogni dispiacere da eliminare esistono diverse sfumature di piacere da perdere.
Quindi se per una parte della visione concordiamo (ed invidiamo) la sua scelta, è altrettanto forte il desiderio di voler ricordare una volta iniziato a pagerne il dazio.
Un film bellissimo, una di quelli più violentati dalla produzione italiana (dalla già citata "traduzione" del titolo all'anoressica distribuzione nelle sale) ma che merita un degno e infinito passaparola per il recupero Home Video.

venerdì, luglio 08, 2005

Un senso di sgomento


Ancora una volta, come se ce ne fosse bisogno, l'essere umano ha dimostrato l'enorme paradosso che contraddistingue la sua strana natura evolutiva.
In un mondo dove milioni di malattie vengono continuamente abbattute da geniali ed infaticabili ricercatori, dove il progresso permette ad un chirurgo di poter operare parti infinitesimali del nostro corpo utilizzando apparati evoluti e, solamente dieci anni fa, impensabili, dove la comunicazione tra popoli è resa immediata e semplicissima da connessioni e reti mediatiche geniali ed intuitive; in questo mondo, la follia di un popolo confuso, lotizzato da anni di oppressione e chiusura, la pazzia di uomini e donne senza scrupoli e senza coraggio, devasta ogni tappa di quel progresso ottenuto con un unico rapido e sadicamente calcolato gesto di terrore. Colpire innocenti nella loro patria, colpirli nel momento in cui vivono la loro già difficile quotidianità, è da codardi; ogni guerra è sbagliata, ma questa è infame, lurida e meschina. Un senso di rabbia mista a tristezza mi coglie quando vedo e rivedo le immagini da Londra, Madrid, Baghdad, la scuola russa invasa dai militanti, Israele; una sensazione d'impotenza, di ineluttabile fallimento. Sì, perchè posso criticare e schifare da Italiano certi atteggiamenti, comportamenti o azioni dei nostrani poitici, calciatori, attori e registi, ma non posso ignorare di sentirmi un cittadino del mondo, un uomo e, quindi, di sentire che questa generazione ha fallito. Come posso pensare altrimenti? Come posso non collegare la tensione di quello che è successo a Londra, con le manifestazioni irrispettose dei Black Bloks, che hanno più o meno la mia età, fanno parte della mia generazione? Come si fa a lasciar passare tutto quanto? Dobbiamo forse aspettare che la paura e la morte ci tocchino da vicino per accorgerci che stiamo virando verso un punto di non ritorno?
Ci sono alternative, delle soluzioni. Questi terroristi vivono, si cibano e si armano grazie ai miliardi del petrolio;è così impossibile derivare altre forme d'energia e di consumo? Non posso credere che gli stati del G8, i più potenti del mondo, coloro che hanno infinite risorse (umane ed economiche) non hanno questa possibilità.
Forse più semplicemente non vogliono.
Forse la vita umana è ancora in svalutazione e gli interessi di guadagno sono troppo bassi.

Da Londra...per il mondo

...una foto più significativa di ogni altra...

lunedì, luglio 04, 2005

La Guarra dei Mondi


Nel 1938 Orson Wells paralizzò l'America trasmettendo per radio "La Guarra dei Mondi" di H.G.Wells. La polizia pensò di avere tra le mani l'ennesimo pazzo megalomane, il mondo guadagnò un genio. Quasi Settantanni dopo il regista più potente di Hollywood porta sullo schermo la sua personale versione del capolavoro letterale che già aveva attratto il giovane Orson. La grande differenza con il romanzo, la trasmissione radiofonica ed il film del '53, sta nel fatto che quello di Spielberg è principalmente un film sul rapporto tra il padre, inaffidabile (Tom Cruise), e i due figli, affidatigli dalla moglie nel solito week-end destinato al genitore (in una causa di divorzio già perpetrata). Tutto quello che succede a New York, Boston e nel mondo è lo sfondo, la scintilla che permette al protagonista di cambiare, di migliorare e crescere, laddove era sempre stato in difetto. Spielberg lo mostra subito, seguendo passo passo Cruise e mostrandoci come cambia: lascia che i figli si cibino ordinando take away mentre lui dorme, si nasconde sotto al tavolo con la figlia mentre ci sono i primi lampi e, dopo il primo incontro coi tripodi, ce lo mostra spaesato, terrorizzato ed incapace di gestire la situazione con i suoi figli. Infatti , all'inizio, l'unico scopo del bel Tom è di raggiungere Boston per scaricare nuovamente la sua prole alla moglie e poter pensare a sè stesso. Poi, come il miglior eroe greco, attraverso il male comune, tramite la paura della perdita capisce che lui non conta molto, che senza di loro non ha più nulla. E' per questo che nel film non vengono mostrate immagini di distruzione nel mondo (per fortuna!), care ai precedenti "Armageddon" e Indipendence Day", tutto ciò che vediamo è ciò che vive Tom Cruise e la sua famiglia.
Per più di mezz'ora stiamo nello scantinato di Tim Robbins con loro senza sapere cosa succede al di fuori, tranne che per qualche fugace sbirciata tra le finestrelle della cantina, subito ricoperte per paura di essere scoperti. Anche la risoluzione dell'invasione è semplice, l'esercito più potente dell'universo distrutto da qualcosa che nemmeno è visibile. Semplicità che anche un padre di famiglia può trovare in un sorriso od in una ninna nanna per tranquillizzare la figlia.
I maggiori difetti del Film stanno nella parte finale, nell'arrivo a Boston (Itaca) di Tom e figlia, ma sono pecche lievi, che non rovinano la totalità del film, che diverte, non annoia (e di questi tempi è già un successo) e ricorda molti i film degli anni 50. Nella prima parte Spielbeg crea sequenze da antologia, dimostrandosi quel geniale mestierante a cui da tempo ci siamo abituati.

venerdì, giugno 24, 2005

San Antonio in festa

Sulla testa di Duncan, il caraibico leader di San Antonio, il cappellino dei campioni, come l'alloro greco, nelle mani la coppa per il terzo anello in sette anni di Spurs. San Antonio- Detroit 81-74, questo il verdetto della notte Nba. I neo campioni del mondo hanno sfruttato il fattore campo nel migliore dei modi, gestendo un avversario non troppo combattivo, una Detroit che, probabilmente, ha patito troppo la stanchezza di gara 6. Onore ai vincitori, dunque, e a quella piccola fetta d'Italia che Ginobili porta un po' con se, forse il migliore dei suoi se calcoliamo tutta la post season.
Spurs Campioni

giovedì, giugno 23, 2005

Per fermare una strage inutile....

Hope
Che tristezza dover evidenziare l'evidente!

Consigli di lettura

L'occhio del Regista
Tirard, Laurent
Occhio del regista (L')
Rizzoli. - Collana: BUR - Holden Maps / Scuola Holden
n. 12 - Pagine 282 - Formato 15x20 - Anno 2004

Tirard, che a lungo ha collaborato con la rivista francese di cinema "Studio", ha raccolto in un volume le lezioni di cinema di venti registi contemporanei. Il volume è ben strutturato, rapisce il lettore regalando diverse "inquadrature" del mondo del cinema, della sua lavorazione, del rapporto che s'instaura fra l'opera ed il suo regista. Lo consiglio a chiunque cerchi una lettura alternativa sia alla normale saggistica cinematografica, sia ai tormentoni letterali più consueti.
(Vi consiglio anche di recuperare tuti gli altri volumi Holden, essenziali)

Calda notte NBA

Ci siamo!Dopo undici anni finalmente nel campionato più spettacolare del mondo, due squadre si giocano tutto in un unica notte. Gara 7 delle finalissime NBA si giocherà questa notte a San Antonio. Detroit cercherà di bissare il titolo dello scorso anno contro gli Spurs.
Pistons Spurs

Si sono inseguite per tutte e sei le gare, regalando prestazioni stratosferiche. Purtroppo per noi il dominio Sky non permette altro modo di godersi la sfida, se non sborsando mensilmente canoni di abbonamento. Inoltre le varie testate sportive televisive, prese dal mercato calcistico estivo (!), dedicheranno sicuramente ambi servizi sul risultato di questa guerra tra titani (beh è sarcastico). Pazienza, ci consoleremo con registrazioni o siti web....magari ritornando su questo blog domani ci saranno maggiori dettagli. I Love this game!

L'alternativa....

Studiare, lavorare....responsabilità....oppure c'è un'alternativa....

Surf in Alaska

martedì, giugno 21, 2005

Batman anno uno

Nel 1997 Frank Miller e David Mazzucchelli realizzano la graphic novel Batman Year One. L'opera diventa subito un cult tra i fans del cavaliere oscuro e non solo, creando un vero e proprio caso letterario. La vicenda riprende le mitiche origini di Batman, insistendo sui dubbi, le paure e le debolezze del neo vigilante, attraversando i recessi della mente di Bruce Wayne, assetato di vendetta e giustizia. Chistopher Nolan realizza una versione cinematografica di quell'opera, con le dovute differenze, ma che ha lo stesso valore metafisico. Dopo i due episodi firmati Tim Burton, due favole nere che ben si addicono al personaggio di Batman e alla filmografia del geniale regista, la Warner ha prodotto altri due episodi del super eroe di Gotham, ma sono stati due veri e propri tonfi creativi. Shumacher non solo non è riuscito a realizzare un film dignitoso, ma ha anche rovinato e destabilizzato l'atmosfera che circonda il personaggio, donandogli luci kitch e creando un impianto pomposo e senza personalità.
Batman
Il nuovo capitolo della saga di Batman è tutt'altra cosa. Riprendere dalla genesi è stata la scelta migliore, una sorta di nuovo inizio produttivo oltre che morale. Il film si apre con un collage di flashback che portano il giovane Wayne in himalaya (girato in Islanda) alla ricerca dei mezzi per combattere la criminalità di Gotham. La formazione che ne riceverà sarà un'eredità difficile da portare, quanto il nome dei Wayne. Le sue paure diventeranno le paure del male che infetta la sua città.
Un Film che nonostante la sua durata scorre veloce, senza impedimenti, grazie anche alla bravura del regista che non si perde in inutili arzigogolamenti di montaggio e regia, scegliendo una realizzazione precisa, studiata e ben cadenzata nei tempi. I dialghi sono essenziali e gli attori non hanno bisogno di troppo supporto(cast di grandi nomi che rispetta le attese, non sempre succede). Ma il miglior pregio sta nel centro del film, Batman/Wayne.
Batman
E' il primo film del cavaliere oscuro dove la sua persona, la sua frustrazione e la sua forza d'animo sono il vero fulcro della narrazione. Anche nei film di Burton, il Joker, Pinguino e Catwoman erano la vera attrazione, il vero freak che sceglie la via più semplice per esternare il suo malessere. In "Batman Begins", tutto il peso delle azioni e delle loro conseguenze è su Bruce Wayne, la morte dei suoi genitori, la degradazione che raggiunge Gotham, la necessità di combattere per le strade il marcio che le infesta.
In un contesto del genere, la scelta di anteporre un nemico come lo Spaventapasseri assume un significato particolare: lui genera, instilla paura nei suoi avversari e facendolo con Wayne, ne stimola la forza per combattere ciò che lo distrugge di più.
Lo Spaventapasseri
Nella scena finale, l'ultimo dialogo con Gordon (un perfetto Oldman) ci riporta l'essenza di Batman: il detective che sopperisce all'assenza di super poteri con l'ingegno.
Bello, massiccio, un film che soddisfa fans storici, nuovi e chi non ha mai letto molto del personaggio.

Kung Fusion(e) in Italia

Stephen Chow è un genio. Esagerato?Beh, guardando il suo ultimo film (Kung fu Hastle) non penso di potermi sbagliare. Un iper realtà comica avvolge il film e chi lo guarda per tutta la durata della proiezione. Un insieme di citazioni/omaggi a tutti i maestri del cinema d'azione, ai film più canzonati, ai ritmi del western uniti dal collante di umorismo diretto e demenziale che il giovane autore-attore asiatico dosa senza mai esagerare. Ci si diverte con il suo cinema, ma il sorriso è sicuramente smorzato dal doppiaggio nostrano. Un'irritante e inutile traduzione dialettale penalizza notevolmente il lavoro di Chow, creando anche una spiacevole dissincronia tra gli attori e il doppiaggio, cosa che non è certo voluta dal regista. Ed eccoci qua di nouvo a criticare la versione italiana di un film e chiederci se non sia definitivamente ora di proiettare opere sia in lingua originale che tradotte.
Prima del film (kung Fusion, proiettato in un Warner Village) un messaggio anti-pirateria ci informa sui danni al cinema di questa diffusa pratica della rete.....per ora rimane l'unica isola di scelta per chi non voglia vedere scempi di questo tipo.
KungFusion

giovedì, giugno 09, 2005

Sono tra noi...

Chi ha visto "L'invasione degli ultracorpi", di Siegel, sicuramente ricorderà lo smarrimento che provavano i protagonisti (e con loro gli spettatori) nel vedere le copie perfette dei loro più cari conoscenti e, ancor di più, di se stessi. E' proprio il caso di dire che i giapponesi sono arrivati prima degli alieni. In Giappone sono stai presentati i primi esemplari di automi umanoidi, capaci di sostituire l'essere umanoin alcune sue facoltà. Ciò che impressiona è la somiglianza a noi umani di questi androidi. Sul sito di Repubblica sono presenti delle immagini che non hanno troppo bisogno di spiegazioni. Essi vivono!

Neologismi

Ieri sera, dopo molto tempo di latitanza, ho avuto una piacevole chiacchierata con la proprietaria, nonchè mia carissima amica, del primo blog messo nei link a fondo pagina. Nella lunga telefonata abbiamo parlato del nuovo termine utilizzato per indicare un inceneritore, ma nessuno di noi due riusciva a ricordarne il nome. Allorchè io e il mio fidato collega/coinquilino canino Potter (del quale è presente una foto nel blog) ci siamo impeganti in una ricerca in rete per trovare tale termine: impianto di termoutilizzazione. Il piccolo amico mi ha fatto subito notare che ciò potrebbe spiegare perchè l'inceneritore..oops....che l'impianto di termoutilizzazione vicino a noi presenti colori pastello gialli e blu, sulla sua struttura, che lo rendono un'edificio più simile ad un enorme asilo, anzichè ad una discarica. Mimetizzazione. Certo ecco il vero senso dei neologismi. Cambiare nella mentalità della gente un termine negativo per uno nuovo che ne maschera la funzione o l'incompiutezza tramite costruzioni lessicali. Geniale
Quindi, colti da un'insazianbile esigenza di creatività linguistica, ci siamo scervellati per ritrovare nuovi simpatici neologismi. Lui continuava a ripetermi che il binomio operatore ecologico/spazzino è un vecchio esempio, io insistevo che vecchio era colf/donna delle pulizie. Poi ci siamo sbizzarriti: un milione di posti di lavoro/contratto di collaborazione/stage/risorsa umana/schiavitù (thanks to fede, nda), customer care/rispondere al telefono, low cost/ pagare il giusto, quarto uomo/giustifica bilanci FIGC, premier/nuovo duce....Che bella la nostra lingua...sempre aperta a nuovi orizzonti. Come dici Potter?...sì tu sarai sempre chiamato cane....e chi ha queste brillanti idee di rivoluzione linguistica, verrà sempre chiamato uomo!