giovedì, dicembre 22, 2005

Happy Xmas

Tra tre giorni è natale. Auguri. Nel frattempo, dato che anche la fine dell'anno s'avvicina è tempo di resoconti e, su ogni sito che si rispetti, vengono elencate, classificate e commentate le immagini del 2005. In questo blog non avverrà, sia perchè noi non ci rispettiamo, sia perchè non è una cosa che ci aggrada. Un piccolo strappo, però, lo vogliamo fare, dato che un'immagine che vogliamo regalare al dicembre 2005 c'è, una di quelle attese.

Ora il vero problema sta nel fatto che i nostri politici sfrutteranno le dimissioni del personaggio qui sopra per migliorare le loro brame bancarie. Infatti non si è perso tempo con la decisione di elargire al prossimo presidente sei, dico sei, anni di primo mandato, con la possibilità di una seconda (SECONDA!!!) elezione per altri sei, dico nuovamente sei, anni. Chissà quale alfiere di quale re raggiungerà la carica. Si vocifera D'Alema, si vocifera Berlusconi, ma non si decide. Nel frattempo Fiorani, Fazio, Billè, Consorte e Ricucci seguitano a lanciarsi bidoni colmi di responsabilità uno con l'altro; ad ogni interrogatorio una nuova storia (c'è anche un coniglio bianco che urla "Sono in ritardo, mi taglierà la testa"). L'importante è che la Falchi, da sempre esperta economa e punto saldo dei salotti televisivi, afferma che suo marito è un Peter Pan. Le favole continuano...e i soldi?Sull'isola che non c'è!

venerdì, dicembre 16, 2005

Io non mi sento Italiano (sempre di più)


A volte, solo a volte, dubito che possa esistere una democrazia.
A volte, solo a volte, mi chiedo come possa l'evidenza essere ignorata a favore del guadagno.
A volte, solo a volte, mi stupisco ancora del mancato utilizzo della legge quando le prove sono sulla bocca di tutti.
A volte, solo a volte, mi sembra che il sole sia un po' meno luminoso.
A volte, solo a volte, intuisco che la pioggia non bagna proprio tutti.


Sempre, quasi sempre, vorrei non essere qui.
Sempre, quasi sempre, sento bloccate tutte le mie speranze che, inevitabilmente, diventano utopie.
Caro Gaber avevi ragione....

.....spazio anche a Fabrizio

Canzone Del Maggio

Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato
le vostre Millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credevi assolti
siete lo stesso coinvolti.

Anche se avete chiuso
le vostre porte sul nostro muso
la notte che le pantere
ci mordevano il sedere
lasciamoci in buonafede
massacrare sui marciapiedi
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c'eravate.

E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
le "verità" della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se credente ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

martedì, dicembre 06, 2005

No No No Daniel-San


E’ con enorme rammarico che stamane scopro, in ritardo, la scomparsa di uno degli attori più significativi della mia infanzia cinematografica e televisiva. All’età di 73 anni ci lascia, per cause naturali, Pat Morita, l’indimenticabile Maestro Myaghi. Icona per la generazione anni ’80 della guida paziente e meticolosa, di colui che con l’umiltà e la semplicità riesce a cogliere gli aspetti migliori del nostro vivere. Ma anche capace di ironia e comicità nella serie Happy Days, quando occupava il bancone dell’Alfred, circondato (anche lì) da teenagers che segnarono i modi e i tempi di una moda che sarebbe divenuta immortale. Nel doppiaggio italiano della serie Karate Kid, il suo linguaggio da straniero, addirittura caricaturale di una cultura, allora, sconosciuta e lontana come il Giappone, lo ha reso ancora più carismatico e più eroe nella sua capacità di distinguersi in silenzio. Un saluto, quindi, sussurrato e leggero come una lanterna di carta lasciata a galleggiare sulla tranquilla superficie di un fiume.

lunedì, dicembre 05, 2005

Il cassetto della memoria


Il film che propongo in questo post dei ricordi è "1997 Fuga da New York". In un futuro prossimo New York, staccatasi dalla terra ferma, è stata trasformata in un'isola detentiva. Qui vengono stipati i peggio criminali che la società cattura. In seguito ad un incidente aereo, il presidente degli Stati Uniti precipita, con una preziosa valigetta al seguito, in questo inferno anarchico. Viene catturato dalla banda del Duca che, inevitabilmente, chiede la libertà per se in cambio della vita del leader americano. Viene, quindi, chiamato Jena Plinski, a sua volta un criminale, che, costretto da un veleno iniettatogli con l'inganno, ha solo 24 ore per andare e tornare con il prezioso carico presidenziale.
J.Carpenter è un regista eccezzionale. Riesce a creare dei film che viaggiano sulla sottile linea del B-movie, a basso costo, fatti in completa economia di mezzi e di collaborazioni (spesso si occupa lui stesso della colonna sonora, delle luci, della sceneggiatura e di tutto ciò che può controllare), ma legando ritmo e fascino, innovazione e coinvolgimento. Il suo cinema è un lungo far-west mai finito, dove gli eroi non esistono, dove il male è ovunque e le illusioni non hanno tempo di attecchire. Il personaggio di Kurt Russel (il suo migliore insieme al Jack di "Grosso guaio a ChinaTown") è un criminale come quelli che deve contrastare sull'isola/prigione, è spinto da un senso di sopravvivenza a portare a termine la missione, il letale veleno che gli scorre nel sangue non gli permette altre strade. E' un pistolero che si trova nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, ma con un carisma ed una sagacia fenomenali, forgiate da cinismo e razionalità. Tra lui ed il Duca, l'unica differenza è che Jena non ha ancora passato il confine con la pazzia, mentre l'altro vive in una completa megalomania. Nella prigione metropoli i ruoli sociali sono invertiti: il presidente diventa schiavo/giullare, il Duca offre una versione deviata e iconoclasta dello stesso leader. Mitico Lee Van Cleef nel cameo del generale che conosce e sfrutta Plinski. Nella versione originale Jena era Snake. Frasi da ricordare:
"Chiamami Iena" e ""Mi ucciderai, adesso, Jena?". "Ora sono troppo stanco, forse più tardi...".

martedì, novembre 29, 2005

Si....può...fareeeeee!!!


Ebbene sì!!!Finalmente, dopo un'attesa spasmodica, è arrivata!Finalmente NEVICA!Come potrete vedere dalla webcam presente sul link a fianco di SnowboardItalia, su quasi tutti gli impianti la dolce coltre bianca sta gentilmente adagiando il suo candido e fresco tappeto.Auguriamoci che vi rimanga almeno fino a Pasqua!E, quindi, come Gene Wilder in frankenstein Junior urliamo la nostra felicità:si può fare!Già immagino le tracce leggere nel bianco uniforme di un fuori pista ancora intatto; immagino il senso di vertigine che prende il fondo della spina dorsale ogni volte che la pendenza è maggiore;sento il profumo dell'aria sopra i duemila ed il piacevole aroma delle grappe bevute in legnosi rifugi.K-Factor augura a tutti coloro che attendevano l'inizio della stagione sciistica una bella dose di salti/discese/cadute/bevute!!!...A tutti gli altri consiglio un tentativo, di sicuro vi divertirete!
See you space raillers!

venerdì, novembre 18, 2005

FINE TRASMISSIONI


Giovedì 17 novembre 2005. Dopo circa un mese, ieri, la televisione italiana ha “vissuto” il suo primo giovedì senza Adriano Cementano. Bene, dopo settimane, dopo mesi, durante i quali lo sport preferito dei detrattori del molleggiato è stata la critica, a volte ridicola, di una trasmissione di qualità, spero caldamente che la loro serata sia stata in pizzeria, al cinema o a teatro. Io, d’altro canto, mi sono trovato a casa mia, sul mio disfatto divano e con un telecomando in mano. RaiUno, luogo del misfatto del ragazzo della via gluck, per migliorare lo standard delle ultime settimane, ha lasciato spazio ad Amadeus, forse uno fra i peggiori presentatori della storia della Tv, solo Mazzocchi può essere peggio. Ah, c’era anche lui. Tanto per andare sul sicuro. E poi? I ragazzi dell’ Isola, ovviamente. RaiDue puntava sul grande cinema. Ma, probabilmente, avevano esaurito le vhs e i divx ed hanno trasmesso Godzilla by america. C’è bisogno di aggiungere altro? RaiTre cercava di rifarsi con una fiction poliziesca italiana. Qui sono sincero, non l’ho mai vista per più di due o tre minuti, potrebbe essere un capolavoro. Ma, se così fosse, sarebbe trasmessa con più attenzione. ReteQuattro ci regalava una novità del “recente” 87. A volte mi chiedo se chi gestisce un palinsesto faccia mai un salto in videoteca, in un negozio di Dvd o in una sala cinematografica. Il cinema non è morto negli anni novanta. Canale Cinque dimostrava che al peggio non c’è mai fine, Elisa di Rivaombrosa 2, che bello! Finalmente qualcosa d’ intelligente, dinamico e…Va bene, basta, ci siamo capiti. Italia Uno con le Iene tentava la via dell’intrattenimento sociale. In questa sede ho già dato una mia opinione sul cambiamento profondo subito dai ragazzi in giacca e cravatta neri. Devo aggiungere che i servizi proposti sono anche ripetitivi, si autocopiano. Che noia…la sette con Stargate, racconta la storia di Annibale; questa sì che è una novità. In seconda serata, Vespa, il calcio, Martelli (ma è sempre stato così piccolo?), Costanzo con Delon (preferisco un depardieu ubriaco che sbiascica sui barbari, che qualsiasi versione del MCShow). Solo un po’ di Edward Norton in “Schegge di Paura” risolleva il mio morale, ma è tardi. Qualcuno, settimana scorsa aveva detto che la pubblicità è lenta, ma se la trasmissione è ancora più lenta, la pubblicità a volte è Rock. Ieri ne avevamo un chiaro esempio.
Beh, non dico che dovrebbe esserci sempre Cementano in TV, lui stesso non ci riuscirebbe, ma è così impossibile trovare un’alternativa al nulla? Penso di sì, penso che sia questa la vera globalizzazione di cui dobbiamo temere gli effetti. Quella del pensiero. Qui mi si potrebbe dire che avrei potuto benissimo spegnere il televisore, prendere in mano un libro e leggere. E’ vero, ma non è questo il punto. Qui si critica la pessima gestione di un mezzo di comunicazione fondamentale. Che da ormai vent’anni è a contatto con tutte le case degli italiani (elettori). Uno strumento che plasma le generazioni, con mode, idoli e pensieri. Rimanere da parte con un libro in mano sarebbe un sospiro di sollievo, ma sarebbe sbagliato. Finché possiamo ciò che non ci piace lo dobbiamo cambiare. O provarci, per lo meno. Altrimenti, ciò che ci rimarrà sarà solo un televisore che ci comanda l’ora di sveglia, la ginnastica mattutina, il cibo, la vita. Orwell non è mai stato così vicino.
Buona visione...YuppiDu!
.
Gli arcobaleni d'altri mondi hanno colori che non so
lungo i ruscelli d'altri mondi nascono fiori che non ho.
Gli arcobaleni d'altri mondi hanno colori che non so
lungo i ruscelli d'altri mondi nascono fiori che non ho.

mercoledì, novembre 16, 2005

Dedica

Perchè a volte una giornata può iniziare con una lacrima di dolce malinconia.

Le Nuvole

Vanno
vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio

Certe volte sono bianche
e corrono
e prendono la forma dell’airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini c
he giocano a corrergli dietro per tanti metri

Certe volte ti avvisano con rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti
certe volte ti avvisano con rumore

Vanno
vengono
ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più i
l posto dove stai

Vanno
vengono
per una vera
mille sono finte
e si mettono li tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.



Fabrizio De Andrè (1990)

martedì, novembre 15, 2005

E l'uomo imparò a volare!


Dedico questo post ad un mio amico che, nel week end appena passato, ha cercato di dimostrare a tutti noi che le leggi della fisica non sempre sono corrette. Con grande sprezzo del pericolo e con la mentalità che tutti i boarder hanno nel sangue, quella della sperimentazione, ha quasi dimostrato che l'uomo può volare. Beh, caro aspirante Icaro, tutti i nostri migliori jump saranno dedicati a te, ogni tua ferita sarà interpretata come le tacche sulla carlinga del miglior aviatore e, appena rimessoti, con te riproveremo a volare. Perchè è possibile, ma è necessario pagare dazio qualche volta. Chi non capisce questa piccola differenza, non ha mai provato l'aria fresca sulla faccia ed il vuoto sotto i propri piedi! E noi lo compatiamo....

venerdì, novembre 11, 2005

…. Joan Lui, ma un giorno nel paese arrivo io di Giovedì (lunedì)




Dopo quattro settimane finisce Rockpolitik. Il computo dei danni è enorme: Del Noce sì è dovuto autosospendere per tutta la durata delle puntate (state voi sospesi per quattro ore e poi ritrovarvi il sabato sera a “Ballando con le stelle”); il 2% degli italiani che l’hanno seguito ha cambiato la sua idea politica (giuro, sondaggi del Corriere della Sera alla mano); la R.A.I. ha avuto un netto incremento nel suo personale indice di share (ed ha pensato bene di criticare la sopraccitata trasmissione); Vespa avrà temi di presunta discussione per almeno tutto l’inverno (la Parietti può stare tranquilla); il nuovo tormentone Rock o Lento è quasi ai livelli di presenza degli Amici di Maria De Filippi; Sabina Guzzanti (se possibile) allontana ulteriormente un suo (im)probabile ritorno in TV (forse perché, a differenza di Santoro, non ha pateticamente pianto davanti ad un microfono).
Ma il danno maggiore, forse, sta proprio nella fine di un programma del genere.
Celentano ha trasportato in tv il suo flemma da molleggiato, quella sua capacità di essere grande anche quando ritarda il playback delle sue canzoni. Grezzo, forse, ma diretto. Non si perde in circoli di parole, magari in tempi morti, momenti durante i quali lascia il tempo ai suoi discorsi, di essere percepiti, soppesati, capiti.
Ricorda un po’ il Vasco Rossi di “Gli spari sopra”, con i suoi elicotteri, la città allo sfascio, i ghetti sul palco, una band genialmente rude e fuori dai soliti accompagnamenti (Demo ne devi fare di strada!). Rock. Tutta la trasmissione è rock. Ed ora che è finita non rimane nulla di simile. Striscia la notizia è ormai una versione vanziniana e trash di satira, utile, socialmente impegnata, ma non diretta come Rockpolitick. Le Iene sono un’ombra riflessa di quella cattiva versione degli esordi (senza Volo è un po’ dura, da sempre). Blob rimane l’unico spiraglio decostruttivo e d’intelligente protesta, ma proprio per quello ha un target di nicchia e resiste anche grazie ad un poco comprensibile senso filologico che lega i vari spezzoni. Ma se più di quindici milioni d’italiani l’hanno seguita, mi chiedo, anche commercialmente parlando, perché non farne altre. D’altra parte Celentano non è una novità. Non è certo la sua prima apparizione in RAI o la prima trasmissione provocatoria che realizza. Ogni volta viene alzato un polverone mesi prima che inizino anche solo a concepirla, si minaccia censura a destra e a sinistra. Si scredita il molleggiato in tutti i modi possibili. Faccio un esempio. Ogni anno Libero, il cui direttore io stimo, mette in prima pagina i termini economici con cui la RAI realizza la trasmissione e la percentuale percepita da Adriano. Però mi sembra ci siano questioni economiche più importanti. Come quella citata da Crozza sul digitale terrestre: nessuno ha mai calcolato il reale importo dello stanziamento statale per il decoder, nessuno lo ha mai messo in prima pagina. Stanziamento servito per salvare rete quattro, non giriamoci troppo intorno.
Dunque il coraggio di parlare, il coraggio di mostrare ciò che sembra evidente, che sembra visibile, ma che, in realtà, viene facilmente nascosto, semplicemente, non parlandone.

E, quindi, finalmente arrivò lui Joan Lui. Yuppi Du!

giovedì, novembre 10, 2005

Cose serie



Negli ultimi mesi, oltre ai reality ed al calcio, a Bonolis e la Ventura, altre cose nell’ombra si sono mosse. Per ombra intendo quella parte d’informazione che organizza la divulgazione delle notizie in modo tale che ciò che veramente viene colto dal nostro cervello è la futilità dei sopraccitati intrattenimenti (frase senza virgole da definizione). Beh, in queste parti buie, i nostri politicanti si stanno molto impegnando alla preparazione delle elezioni. Chi per ora è fuori dalla “maggioranza” pensa a come proporre un’identica gestione definendola con termini alternativi o sinonimi, caricandola d’enfasi e manifestanti, denigrando questo e quello, arruolando quello e quell’altro. Autolesionarsi. Non cambiando nulla. Chi nella “maggioranza” c’è, pensa a come creare leggi e finanziarie che possano garantirgli ulteriori introiti, inguaiare chi li sostituirà (e se dovessero essere di nuovo loro?), giustificare le proprie scelte negli ultimi anni, decifrare e tergiversare su contratti fatti in TV contenenti più promesse che speranze, autolesionarsi (l’ho già scritto?). Non creando nulla. Oddio, forse è meglio non pensarci, cercare la DeFilippi su qualsiasi canale e resistere. Il Grande Fratello sta tornando!

mercoledì, novembre 09, 2005

Ritorno Sulla Traccia

Dopo molto tempo d’inattività, rieccomi. Dopo qualche mese di silenzio torno all’aggiornamento del mio misero blog, con enorme felicità dei miei lettori: il mio cane, qualche saltuario famigliare e amici che, per pietà (o pìetas?), scorgono qualche post!

…sorridere dei guai come non hai fatto mai..

Sogno o son desto..perso nel R.E.M. più lungo di cui abbia memoria..mi trovo in un oblio di inspiegabili eventi…Sento un campanello e m’avvicino alla porta..la apro e mi trovo dinnanzi Enzo Paolo Turci che mi chiede se può usare il mio bagno….io che non riesco a parlare mi limito ad indicargli dove si trova, ma nessuno di noi due riesce ad arrivarci e, mentre mi guardo i piedi per capire cosa stia succedendo lui scompare….sono di nuovo nel mio letto ma sembra immenso, due, tre o quattro piazze non lo capisco, so solo che un tipo vestito come un masai e che saltella come un demente mi dice che devo ingoiare un’occhio di bue pazzo e con l’aviaria se voglio ricevere la possibilità di alzarmi e fare colazione..la cosa più sconvolgente è che continua a chiamarmi Paola..prendo in mano la palla deforme che il manichino (solo ora lo noto..) mi porge ma scopro che si tratta di un bignè ricolmo di crema…lo mangio..Ora sono in un campo, un’enorme campo verde con l’erba tagliata perfettamente e delle strane righe bianche che la percorrono…poi un boato mi perquote il corpo ed immediatamente sono circondato da pazzi con la faccia colorata a strisce, armati di lunghi bastoni alle cui estremità si trovano dei panni dalla stessa imbarazzante tonalità….URLO….finalmente scopro di poter parlare..unos….dos…tres…..catordes!!!!!E sono sul palco con gli U2…..ma cosa c’entra?.....Hallo!Hallo!...HOLA!......non lo so ma è, finora, il posto migliore..
La sveglia…..HOLA!......PLACE CALLED VERTIGO……cosa?.....I CAN FEEEEEL……oh no di nuovo…..mi devo alzare…lavare e cominciare un nuovo lunedì…..GIVE ME SOMETHING I CAN FEEEELLLLL!!!!!!!!!!.......
(p.s. devo smettere di mangiare messicano e bermi litri di sangria alla domenica sera)

mercoledì, agosto 24, 2005

Ciao Ulisse


Dopo dodici anni di paralisi, si è spento questa mattina a Milano Ambrogio Fogar. Forse sembrerà strano ma la sua scomparsa lascia in me un piccolo vuoto malinconico. Ovviamente non lo conoscevo, almeno privatamente, ma fin da piccolo seguivo le sue imprese e soprattutto la mitica trasmissione "Jonathan dimensione avventura", un culto diventato tale nella mia infanzia anche grazie alla parodia inscenata dal pupazzone rosa Uan e da un giovanissimo Bonolis.
Mi hanno colpito qualche mese fa, durante i giorni del referendum per le cellule staminali, i suoi commenti e la sua decisione di far da cavia ai nuovi esperimenti. Mi ha colpito la forza della sua speranza, la capacità di non arrendersi nonostante una condizione che distruggerebbe l'animo più granitico. Lui, come Ulisse nella Divina Commedia, non si è mai fermato, nemmeno quando il corpo, quella macchina tanto fidata che per anni lo aveva accompagnato, non rispondeva più ai suoi desideri. Un grande del nostro tempo, un mito destinato a rimanere nella storia dell'esplorazione italiana. Esplorazione del mondo e dell'anima.
Buon viaggio, quindi, Ulisse. Saluta Itaca per noi.

lunedì, agosto 08, 2005

(auto)Dedica

Oggi voglio postare una poesia diffusa come canzone:

Quando in anticipo sul tuo stupore verranno a crederti del nostro amore a quella gente consumata nel farsi dar retta un amore così lungo tu non darglielo in fretta non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole le tue labbra così frenate nelle fantasie dell'amore dopo l'amore così sicure a rifugiarsi nei "sempre" nell'ipocrisia dei "mai" non sono riuscito a cambiarti non mi hai cambiato lo sai. E dietro ai microfoni porteranno uno specchio per farti più bella e pesarmi già vecchio tu regalagli un trucco che con me non portavi e loro si stupiranno che tu non mi bastavi, digli pure che il potere io l'ho scagliato dalle mani dove l'amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni per ritornare dopo l'amore alle carenze dell'amore era facile ormai non sei riuscita a cambiarmi non ti ho cambiata lo sai. Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro i tuoi occhi assunti da tre anni i tuoi occhi per loro, ormai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo o per buttarsi in un cinema con una pietra al collo e troppo stanchi per non vergognarsi di confessarlo nei miei proprio identici ai tuoi sono riusciti a cambiarci ci son riusciti lo sai. Ma senza che gli altri non ne sappiano niente dirmi senza un programma dimmi come ci si sente continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito farai l'amore per amore o per avercelo garantito, andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori o resterai più semplicemente dove un attimo vale un altro senza chiederti come mai, continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai.

Fabrizio De Andrè
Verranno a chiederti del nostro amore

venerdì, agosto 05, 2005

Il paradosso umano


Giungono nuove notizie dallo spazio. L'equipaggio dello shuttle Discovery, impegnato nelle riparazioni esterne dello scafo danneggiato durante il decollo qualche giorno fa, hanno avuto il tempo di osservare attentamente la situazione della nostra Terra. Il comandante Eileen Collins, che conta all'attivo diverse missioni nello spazio, ha comunicato alla Nasa la situazione inquetante e preoccupante in cui verte la nostra "casa". Da lassù, risulta fin troppo evidente il segno devastante che l'uomo sta lasciando sul pianeta: disboscamenti, devastazioni, mari inquinati e l'atmosfera sempre più sottile e rarefatta. La prima evidenza di questa gravità sta nel fatto che il comandante lo abbia voluto precisare nonostante in questi giorni l'interesse di Houston sia legato più alla riparazione dello shuttle che a tutto il resto.
Il paradosso maggiore, però, sta nel fatto che un dato così inquietante ci sia fornito da persone che si trovano nello spazio, ad una distanza tanto elevata da non essere di facile comprensione. E' incredibile! L'uomo raggiunge un livello di tecnologia elevatissimo tale da realizzare progetti ritenuti fino a qualche anno fa utopici; crea macchine che raggiungono pianeti oltre la nostra comprensione (marte) e scopre nuove stelle ogni giorno. Ma non riesce a preservare la cosa più importante, non è capace di rispettare l'unico dono datogli senza pegno. Siamo il paradosso evolutivo, una bilancia dove per forza caricandole un braccio, inevitabilmente, dimentichiamo l'altro che scende, sempre di più, verso un imbarazzante degrado.

martedì, agosto 02, 2005

Diario di Bordo


Questo post è stato creato per una persona cara al curatore di questo Blog: mio fratello. Trovandosi a Londra per un mese e sperando che possa utilizzare il qui presente spazio per comunicare emozioni, sensazioni, sbronze, foto, eventi e quant'altro, lascio a lui ma anche ad altri questo pseudo forum libero di commenti.
Che altro dire....buone vacanze!

lunedì, luglio 18, 2005

Land of the Dead


C'era una volta l'Horror. C'era una volta un genere che accoglieva tra le sue generose braccia la paura primordiale dello spettatore e la fondeva con il divertimento puro del cinema d'intrattenimento. C'era una volta...
Poi arrivò l'Horror psicologico, un nuovo ciclo di paure generate più da situazioni fantascentifiche che da impatto visivo. Poi arrivarono i film "The....." (The Ring, The Boogyeman, The call, The eye....), gli orientali, e tutto quello che c'era prima non c'è più stato. Un'invasione di inutili e pseudo Horror che aspettava solo di essere depositato per settimane nelle sale cinematografiche.
Ma poi, come un cavaliere dagli occhi di ghiaccio, ritorna George A. Romero (quanto ci piace quell'"A"). Poi ritornarono gli Zombi. In massa come non li abbiamo mai visti, come li abbiamo sempre desiderati. Questo "Land Of The Dead" rianima il vecchio cinema Horror, dove la soluzione intricata della storia non esiste, dove non si deve aspettare (e spesso temere) un finale rivelatore, ma solo capire chi sopravvive. Laddove la metafora è chiara, non troppo ricercata, ma diretta, ineluttabile. Una volta si diceva "un film senza fronzoli", beh, questo lo è. Dinamico, divertente (e non comicità involontaria come ultimamente accade) ed amarcord. Spero che il lungo letargo imposto dalle majors a Romero sia definitivamente concluso. Lo spero anche perchè non vorrei ritrivarmi circondato da Zombie Cinematografici che hanno un'unica costante: "THE...."

giovedì, luglio 14, 2005

Melinda e Melinda


Partendo da un'analisi quasi filosofica delle diverse necessità che una commedia ed una tragedia possono soddisfare nello spettatore, Woddy Allen si (ci) diverte a strutturare una doppia vicenda con un unica costante: Melinda. Radha Mitchell, bravissima nel doppio ruolo, viene sbalzata tra commedia e tragedia (dimostrando agio in entrambi i campi) dai due narratori/sceneggiatori che impastano e sfornano continue vicende d' intricati giochi d'amore e responsabilità. Woody Allen si muove tra i generi con sciolta disinvoltura, riuscendo a divertire nella tragedia e a commuovere nella commedia.
Will Ferrel è un perfetto alter ego del regista e dei personaggi che, solitamente, lui stesso interpreta.
Un film divertente, spensierato, che richiama Slidding Doors, ma solo per la duplice realtà, non ha intenti moralistici nell'analisi di un rapporto di coppia; più che altro sdogana i generi pur separandoli, li confronta ma non li giudica (anche se a chi scrive è sembrata più convinta la Melinda della commedia).
Attendiamo con ansia Match Point.

Fresche Soluzioni...

Meglio di un gelato, meglio di un ghiacchilo e meglio di un frappè.....ecco la nuova fresca alternativa alla calura estiva. Magari non per tutti...

lunedì, luglio 11, 2005

Eternal Sunshine of the spotless mind (se mi lasci ti cancello)



Ci sono film che, a differenza di altri altrettanto belli, segnano particolarmente la sensibilità dello spettatore. Forse perchè la vicenda narrata lo coinvolge direttamente o, semplicemente, perchè riesce a cogliere tutte le sfumature che gli autori volevano evidenziare. Non lo so con precisione, non conosco il motivo di tale fenomeno, ma Eternal Sunshine of the spotless mind (di cui non commento l'orribile titolo nostrano) è uno di quei film. Un film dolce e straziante, dove ogni nostra emozione, ogni nostro impercettibile movimento sussultorio viene stimolato. Sembra di trovarsi in una stanza vuota dove l'unico rumore sono le nostre emozioni, sollievo ed angoscia, felicità e tristezza si mescolano, attrsaversano un percorso tumultuoso verso la risoluzione di questa travagliata storia d'amore.
Jim Carrey ed Kate Winslet creano un'alchimia perfetta nei due personaggi, definendosi sempre di più come due attori capaci di perseguire una carriera alla ricerca di lavori difficili ma meravigliosi.
Joel (Carrey) è un'insicuro e solitario trentenne che vive una relazione amorosa con Clementine (Winslet), una vivace e spontanea ragazza conusciuta per caso. Il dolore per la separazione li porta entrambi ad un'estrema soluzione: la cancellazione della loro storia d'amore tramite la rimozione dei ricordi. Joel si accorge tardivo dell'errore di questa decisione. Parlare ulteriormente della trama svelerebbe troppo di questo intricato film.
L'angoscia che Joel prova quando comincia a vivere la rimozione dei ricordi più piacevoli e la consapevolezza che qualcuno li stia utilizzando per conquistare la sua ex-ragazza (inutilmente, illudendosi che le situazioni e le parole dette siano speciali in quanto tali, mentre sono le persone che le vivono a renderle prezione), sono reali, si rende conto che non potrà più riprendersi ciò che aveva vissuto, capisce che per ogni dispiacere da eliminare esistono diverse sfumature di piacere da perdere.
Quindi se per una parte della visione concordiamo (ed invidiamo) la sua scelta, è altrettanto forte il desiderio di voler ricordare una volta iniziato a pagerne il dazio.
Un film bellissimo, una di quelli più violentati dalla produzione italiana (dalla già citata "traduzione" del titolo all'anoressica distribuzione nelle sale) ma che merita un degno e infinito passaparola per il recupero Home Video.