
Una serata al MOM, o meglio il suo favoloso esterno...ogni mercoledì il delirio!
A FREE PLACE FOR EVERYONE

In un supermercato, di ritorno dall'ufficio, dentro la grassa pancia del consumo, mi rendo conto della situazione malata in cui mi sento spinto. La scelta, da sempre simbolo di libertà, barometro del nostro io, indice della persona singola, è in pericolo. La più semplice delle decisioni si rivela un trauma.
Che Bello!Dopo la tristezza nata dai risultati elettorali, torno a sorridere. E lo devo a lui, a Silvio Berlusconi. Sì, perchè vederlo su quel palco ad elemosinare potere, a dimostrazione del logorio che provoca non averlo, a chiedere una soluzione coalitiva che in Italia non è nemmeno plausibile, è stato veramente spassoso. In Germania sono culturalmente e politicamente capaci di organizzare un governo basato sul principio di salvaguardare il benessere del paese. Basti pensare alle difficoltà, ormai risolte, del crollo del muro e dell'unione di due paesi tanto diversi quanto socialmente difficili da gestire. Nel Belpaese, invece, dove ci si scanna nei bar per un rigore inventato, per l'invincibilità di Coppi piuttosto che di Bartali, dove non riusciamo ad accordarci per un referendum, non immagino cosa possa succedere ad un governo formato da due coalizioni con programmi e, soprattutto, intenti diversi. Caro Silvio, basta. Ammetti la sconfitta, fatti da parte con quel poco di eleganza che ti è rimasta, e saluta l'avversario che ha vinto. Però, che bello vederlo lì con la mano allungata per l'ultimo tentativo di aggrapparsi alla nave che, seppur lentamente, affonda.
La serata è iniziata con Vinicio Capossela (thanks to CI), una bottiglia di Fresia D'Asti del 2004, molto buono,e, in accappatoio, ho acceso la tv per vedermi i risultati definitivi delle elezioni. In quel momento la distanza tra le due coalizioni professata nel pomeriggio era già un mero ricordo d'errore. La destra, Silvio Berlusconi, era già in netto miglioramento e i tanto attesi "veri voti" che il ministro Bondi aveva preannunciato, stavano arrivando. Un altro bicchiere di vino, ma quanto è buono?Verso le dieci ho deciso di regalarmi una pausa ed ho accompagnato Potter, il mio coinquilino canino, nel suo consueto giretto liberatorio. E' lì che abbiamo capito, sia io che lui, che sarebbe successo qualcosa. Il diluvio sembrava non lasciare scampo a nessuna interpretazione (tanto che Potter ha cominciato a costruirsi una piccola arca con i legni sparsi nei parchi). Tornato in casa, la faccia di Emilio Fede, sempre più colorata rispetto al pallore iniziale, mi confermava che le sorprese sarebbero arrivate. Benchè Capossela mitigasse la tristezza di quello che vedevo sullo schermo, il vino era sempre più buono. Raiuno, Raidue, retequattro, canale cinque e la sette davano numeri come nel lotto, e nel lotto io mi buttavo. Ferrara accennava ad uno strep tease, qui non commento, Mentana sembrava quasi divertito di quello che accadeva, probabilmente era scioccato quanto noi, Vespa...beh Vespa è Vespa..e le altre reti saltavano da un partito all'altro, dall'euforia castrata alla spocchiosa deliranza. Il tutto farcito da terribili cifre in continuo mutamento, un mutamento che ci portava lentamente alla terribile situazione finale. Una spaccatura di questo tipo o una esigua vittoria da parte di una delle due coalizioni pone il governo in una precaria posizione. Ma il vino? Finito, ma buono. E i senatori a vita? Devono ancora decidere, ma il risultato non cambia. Finito il vino cosa posso fare?...ma quanto è buono il RUM?...forse troppo.Intanto nella mente, un pensiero mi coglie, Moretti... Nanni Moretti aveva ragione.Come sempre!
Una rapina in banca, un colpo perfetto, un segreto che crea l'intoppo. Il nuovo film di Spike Lee, Inside Man, punta sull'azione e sulla suspence, ma lo fa con l'eleganza del dialogo, del sotterfugio e della sorpresa. La sottile ragnatela che si stringe intorno ai rapinatori, ai polizziotti e al proprietario della banca, custode di un mistero troppo importante, troppo oscuro per essere scoperto. Ma la battuta più bella è del ragazzino "Hai avuto paura ragazzo?" "Scherza?!?Io vengo da Brooklyn". Il tutto contenuto nella più bella cornice newyorkese che si ricordo. La bravura di Spike Lee e del suo direttore della fotografia risaltano l'amore viscerale del regista per questa multietnica città, dove ci sono clienti di una banca di ogni razza, religione e sesso, ma che ritrovano le stesse misture dietro al banco, con dipendenti scambiati per terroristi (il sick con il turbante su tutti). Un gioco con lo spettatore a scoprire per primo chi è chi e cosa vuole. Alla fine tutti si sporcano le mani tutti sono diversi da quello che sembrano. Persino il rapinatore/Clive Owen, vedendo inorridito il videogioco di 50 cent (troppo violento), dice al ragazzo che lo maneggia "dopo dovrò parlare con tuo padre di questo videogame" (forte, qui la polemica di Lee). Un bravissimo Denzel Washington, sbirro dal cappello egocentrico, come lui, con qualche macchia nel suo curriculum ma che dimostra di non essere uno sprovveduto. Una Jodie Foster dal sorriso ammagliante e dai vestiti bianchi e leccati, che nascondono il nero del suo lavoro, lo sporco di ogni suo intento. Spike Lee, che per la prima volta lavora con una sceneggiatura non sua, passa all'action movie diretto, ma lo fa con il suo stile, con le sue polemiche, con la sua invidiabile freschezza. E centra l'obiettivo. Un colpo perfetto!
Ci siamo.Oggi finisce ufficialmente la campagna politica e domanica e lunedì si vota. Il "ci siamo" iniziale è riferito alla scoraggiante e ignorante campagna perpretrata da mesi dai nostri politici, di qualsiasi schieramente, coglioni o non coglioni. E' stato un periodo dove abbiamo assistito al declino della dignità di diverse figure politiche, alle ridicole rincorse per la par condicio, alle furibonde liti in diretta, alle smentite, alle noie. Quello che mi auguro è che, qualsiasi sia il risultato, per cinque anni non si vada più a votare, ma credo sia pura utopia. L'unica cosa che voglio dire in questo ultimo post politico pre-elezioni è che, chiunque voi vogliate votare, qualunque sia la vostra scelta, andate a votare. L'unico errore è l'astensione. E' un nostro diritto, facciamo capire che non ce l'hanno ridicolizzato troppo, che ancora un po' ci crediamo. E' difficile, lo so, ma necessario. Votate, poi uscite dal seggio, tornate a casa, aprite una bottiglia di tequila, vodka, rum, vino o birra e non pensateci fino ai risultati ufficiali (io mio malgrado so già che lunedì sera passerò la serata tra percentuali, alcool e fumi di disperazione). L'alcool vi serve per non disperarvi troppo della scelta, dato che dubito ci siano elettori felici di votare un qualsiasi partito, visti i partiti. Come si diceva "tapparsi il naso e ingerire". Poi, il resto, non conta. Vecchi o nuovi governi si rivelano solo delle vecchie maschere truccate a nuovo, pronte a sfilare festanti nel circo della politica italiana. Buone elezioni a tutti!
Spike Lee è un grande regista. Ogni suo film riesce sempre, per un motivo o per un altro, a superare le migliori aspettative. Si rivela sempre un autore originale e sorprendente, ma anche duro ed impegnato. Spesso questo connubio può rivelarsi "fatale" per un regista, spesso c'è chi cerca, con troppo manicheismo, l'opera perfetta. I suoi film, invece, sembrano sempre girati con l'umiltà artistica di chi vuole utilizzare il mezzo cinema, non solo per raccontare storie, ma per insegnare, indicare o semplicemente urlare uno stato d'animo della nostra società. Lo ha fatto con "Fa la cosa giusta", "Clockers", "Jungle Fever","Malcom X","He got Game". E' stato crudele ma necessario con "Summer of Sam", uno fra i suoi migliori lavori. Lo si può notare guardando lo spot della Telecom con Gandhi oppure quello nuovo della BMW. Lo si è visto nelle sue ultime opere, è stato infatti il primo a mostrare, in un film,con freddezza e con dolore Ground Zero, post 11/9, nel meraviglioso "La 25a ora", una lunga e terribile discesa negli inferni di una città devastata nell'anima ormai persa dei suoi cittadini. Anche nel più leggero "Lei mi odia" la sua angoscia, per l'incapacità di cogliere il bello di un mondo che cambia velocemente e si evolve, emerge senza troppe metafore.
Il giorno dopo lo scontro televisivo tra Berlusconi e Prodi, lascia la sua prevedibile scia di commenti e titoloni sui quotidiani e tra la gente. Personalemente ieri sera ho sostituito la visione di due uomini che non sanno nulla con "L'uomo che sapeva troppo", un capolavoro che andrebbe trasmesso con cadenza mensile per offrire una definizione completa di CINEMA. Il vero problema, però, è che tutto quello proferito e vomitato durante la trasmissione condotta, pardon, moderata da Vespa, non tocca l'argomento di sgomento più inquietante degli ultimi giorni. Come tutti sapete, il povero Tommaso, il bambino rapito più di un mese fa, è stato ritrovato morto ed il suo assassino, o per lo meno mandante/rapitore, il muratore Alessi, ha confessato insieme ai complici. Ciò che rattrista e, nel contempo, irrita è che il suddetto "uomo" era già stato accusato di stupro nel 2000 ma, per decorrenza dei termini, era libero e non in galera, l'unico posto, oltre che in una buca profonda tre metri, dove possa essere lasciato. Forse è meglio risolvere questo problema, la giustizia, in Italia, e non fiondarsi in diatribe politiche che nulla portano al miglioramente del nostro quotidiano. ICI, BOT e qualsiasi finanziaria non risolveranno mai l'annosa e terrificante agonia in cui versa il nostro sistema giudiziario. Pensiamoci.
Attraverso la vita di alcuni studenti universitari, raggruppati da una residenza-fortezza a picco sul mare e legati da un difficile incastro sociale, Jonathan Coe ci narra una stramba e travagliata storia d’amore, che avrà risvolti insoliti e tragicamente comici. L’autore sceglie d’alternare passato e presente ambientando i capitoli dispari negli anni ottanta e quelli pari nel presente. Ciò crea un piacevole gioco di scoperte e di ruoli nel quale ci si trova subito coinvolti. La narrazione è sciolta e scorrevole, mai troppo barbosa o pedantemente descrittiva, anche in paragrafi interi dove la descrizione puramente scientifica delle patologie legate al sonno potrebbe arrancare, riesce a non annoiare. Quindi un libro perfetto? No, e vi spiego il perché. La qualità della scrittura non riesce ad ovviare a dei difetti davvero snervanti. A volte la narrazione è tagliente, sagace, sarcastica ed estremamente originale, ma capita che, in presenza di snodi e rivelazioni chiave, si riveli prevedibile e troppo banale; mi è capitato più volte di trovarmi a ridere leggendo le parti più esilaranti e coglierne un tipica sagacia inglese, ma succede che alcuni personaggi risultino troppo stereotipati, costruiti a perfezione per quel preciso ruolo e poi abbandonati al nulla narrativo, oppure spinti al limite delle loro caratteristiche “in difetto”. Inoltre mi chiedo, ma com’è possibile che in una storia ambientata tra Londra e la sua periferia, tutti conoscano tutti, i personaggi, anche quelli di sfondo come, per esempio, l’analista della protagonista, Sarah, si ritrovi poi ad un convegno a Londra diviso in gruppi di cinque persone a parlare con l’ex-ragazzo di lei e gli sveli praticamente tutto delle loro sedute; nello stesso gruppo si ritrova uno psicologo preoccupato per un paziente pericoloso e schizofrenico che, senza il suo supporto, verrà presto rilasciato e, guarda caso, avrà anche lui un ruolo nella storia. Queste coincidenze, questi incastri mi sono risultati troppo forzati, come se venissero a giustificare, anzi aiutare lo scrittore che, suo malgrado, aveva forse esagerato con la costruzione preliminare dell’intreccio. E poi basta con questi finali da titoli di coda imminenti, finali da film dalla lacrima facile con Julia Roberts o Huge Grant (oops, Hugh, come Marco gentilmente mi ha fatto notare!). Ci si aspetta quasi dall’inizio del libro un incontro, arriva, ma all’ultima pagina. Non esistono più scrittori capaci di rapportarsi con il dopo, con quello che i personaggi (da lui creati, concepiti e quindi non estranei) si diranno, con ciò che faranno e ciò che saranno?
Non ne posso più! A seguito dell'ultima, imbarazzante ed inutile lite a sfondo politico avuta con persone a me care, d'ora in poi m'impegnerò ad evitare categoricamente qualsiasi commento, discussione o baruffa legata alla politica. Questa estenuante campagna per il nove aprile ha avuto una forte influenza sul mio stato d'animo, ma fino a ieri sera non me n'ero mai accorto. Incredibile. Tutta questa mattanza creata intorno al binomio destra/sinistra mi ha logorato lentamente, inesorabilmente, viscidamente. Mi sento un pirla! Probabilmente lo sono. Forse tutto questo fervore nasce dal fatto che non ho una chiara opinione, data dalla non chiara posizione di ciascun politico/fazione/partito. Ma ora basta. Il mio narcisismo non mi permette di farmi sottomettere da emozioni improvvise date da un interesse per qulacosa che, comunque, è già stato deciso da tempo, pattuito. Sono stufo di dover giustificare il comportamento di un politico, piuttosto che criticarne un altro. Basta comizi, basta interviste ed articoli. Terrò per me e solo per me le mie opinioni, le mie sensazioni. La politica è un cancro. Una cellula impazzita colma di rabbia e frustrazione. Andrò a votare, voterò per quello che mi sembra il minor spreco della mia unica occasione per intervenire come popolo e tornerò a godermi film, piece teatrali, libri, sport e tutto ciò che non riguarda B. o P.
Dopo diversi giorni d'assenza, dovuti ad una tragica serata, ritorno alla mia quotidianità fatta di levatacce, ore di viaggio verso l'ufficio, l'ufficio stesso ed altri automatismi che non riesco a cambiare. Ma in questi giorni di convalescenza, svaccato mio malgrado sul fedele amico divano, non ho fatto altro che quello che le mie esigue forze mi hanno concesso: zapping selvaggio! Qui potrei citare Blade Runner (ho visto cose..), ma ciò che mi ha colpito, anzi devastato nelle basse profondità del mio livello di sopportazione (le palle), è la ciclica ripetizione degli spot sulle trasmissioni che verranno per ogni rete. Sono insopportabili, non cambiano mai e l'unica cosa che stimolano nella mente di una persona sana è che passi in fretta il giorno di messa in onda. Ma ci saranno telespettatori che, per un motivo o per l'altro, devono sorbirsi ogni giorno qualche ora obbligata di tivvì, oppure malati (come lo è stato per giorni il sottoscritto), casellanti o chiunque vogliate, beh fatelo per loro.Rendete più dinamici o diversi fra loro questi spot. D'altra parte non dovrebbe essere difficile, con tutto il materiale che può offrire una trasmissione, un serial, un film od un evento sportivo ci si potrebbe ricamare per ore...figuriamoci per due minuti scarsi!
Preceduto da un'ondata di polemiche fuorvianti, accolto come un film prettamente politico e di devastante impatto elettorale, "Il Caimano", nuovo bellissimo film di Nanni Moretti, è un'opera complessa di vite travagliate da ciò che più smuove i difficili rapporti fra le persone: le passioni. La costruzione del film nel film avviene prima attraverso la creazione mentale del regista Silvio Orlando che legge questa sceneggiatura, poi il vero film diretto da una bravissima Jasmine Trinca (ricordarla ne "La stanza del figlio" e vederla ora aumenta la mia stima per lei). Un film su di un uomo potente che nessuno vuole produrre ed interpretare, Berlusconi, in mezzo la storia di un amore che è già finito ma che non si vuole accettare. Le passioni, dicevamo: la passione per il cinema di un uomo che rinuncia a tutto pur di realizzare qualcosa di vero ("Guarda come facevamo i film una volta...di giorno giravamo un film western e di notte un horror"); la passione politica di una ragazza che pur di realizzare il suo sogno rischia di sprecare l'unica occasione della sua vita nel mondo del cinema; la passione di una famiglia distrutta, divisa che regge nella dignità solo per l'amore verso e dei figli (le parti più dolci e strazianti sono con loro). E Berlusconi? "Non si può fare un film su Berlusconi. Si sà già tutto, non c'è nente da dire!" dice in auto tra una strofa e l'altra un Nanni Moretti giggionesco, che è un attore "gia impeganto con un progetto suo per fare Berlusconi". Se già si è detto tutto, cosa sceglie il Moretti regista?
Noi, l'Italia. Sceglie di mostrare ciò che è diventata l'Italia, come hanno reagito le persone alla crescita di questo imprenditore del nord, alla sua famosa "discesa" in campo ed alla sua seguente ascesa in parlamento. Ritrae il paese, la gente vera. Quasi tutte le scene del film che dovrebbe essere girato sono oniriche, immaginate da chi legge la sceneggiatura, una sola, quella finale, viene veramente girata (e qui evito di soffermarmi per chi non l'avesse ancora visto). Non c'è un "film su Berlusconi", c'è un film su cosa rappresenta ora l'avvento di sua Emittenza, e speriamo che la visione finale sia solo grottesca e non si realizzi.
Esce oggi nelle sale italiane, dopo un'anteprima romana per la stampa, "Il Caimano", l'atteso film di Nanni Moretti. Di tempo ne è passato dopo "La stanza del figlio", il bellissimo dramma che aveva stupito sui lidi francesi nel 2001; la voglia di un nuovo film da parte dell'autarchico più fastidioso fra i registi italiani è enorme, la paura che possa rivelarsi uno sfogo di una ossessione nei confronti del cavaliere è il sale che aggiunge sapore all'attesa. Dopo Moore con "Farenait 9/11", che si rivelò un film inferiore al bellissimo "Bowling for Colombine" proprio a causa della sua costante ossessione anti-Bush, è plausibile essere preoccupati (artisticamente parlando), ma la fiducia che si ripone in Moretti va al di là di ogni cosa. Per chi scrive, la Sacher Films (ed ovviamente tutto ciò che significa) è da sempre una lieta presenza e quell'immagine presa da "Caro Diario", ogni volta che veniva apposta a cartelloni di film, manifestazioni cinematografiche, forum e quant'altro, rassicurava sulla presenza di impegno, serietà e passione nel produrre spazi per il cinema. Quindi spero che in molti possano vederlo, magari contrastando anche la distribuzione che, nei multisala di provincia, dove l'indipendenza cinematografica è un'utopia, predilige nuovi capolavori come "Final Destination 3" destinandogli (scusate il gioco di parole) molte più sale ed orari che "Il Caimano".
Ma a volte basta poco, la passione per la cioccolata di moretti è
Vedete il personaggio nella foto a lato? Beh si chiama David Hillman, è considerato un guru dell'immagine e, citando il trafiletto del Corriere della sera, "partner del glorioso studio Pentagram di Londra, con sedi a New York, San Francisco, Austin e Berlino, è stato l’art director di Nova Magazine (una pietra miliare dello stile, a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70), è membro dell’Agi (Alliance Graphique international), ha vinto innumerevoli premi internazionali e dal 1997 è Royal Designer for Industry e Senior Fellow del Royal College of Art. Inoltre è l’autore del progetto grafico per The Guardian: un mese fa è stato riconosciuto come il quotidiano meglio disegnato al mondo."