giovedì, luglio 13, 2006

You piper, you prisoner, and shine!


Mi ricordo che negli anni della mia infanzia, la mia vita è sempre stata accompagnata da una colonna sonora. Forse perchè i miei genitori, amanti inconsapevoli della musica, avevano la favolosa abitudine di ascoltare dischi a volume indecoroso, o forse semplicemente perchè è impossibile rimanere indifferenti a certe meraviglie.
La domenica mattina, soprattutto, veniva deliziata dalle melodie psichedeliche dei Pink Floyd. Svegliarsi udendo i battiti di Breathe o le prime note di If, significava proseguire nel sogno e scivolare lentamente nel risveglio. I Pink Floyd hanno inventato un mondo, sono stati i Tolkien della musica.
E' morto pochi giorni fa Syd Barret, fondatore dei Pink Floyd che, a causa della sua forte dipendenza dalle droghe, venne allontanato dal gruppo dopo tre anni e dopo il primo album, The piper at the gates of dawn. Il suo isolamento sempre più profondo dalla realtà non gli permetteva di esibirsi in pubblico, dove smetteva di suonare oppure riproponeva con persistenza la stessa nota. Ma forse, per un visionario come lui, per un uomo la cui genialità lo portava a vedere nel futuro della musica, questa alienazione era una forma necessaria di lotta, nei confronti di una realtà che cambiava davanti ai suoi occhi. La ricerca di una melodia sempre più profonda, la voglia di scoprire cosa potesse fare ancora per la musica, probabilmente lo sconvolgevano molto più di quello che potesse sembrare.
Syd Barret, sembrava vedesse un secondo spartito, un pentagramma visionario e matafisico che lo rendeva un genio pazzo. Si racconta che, ascoltando in anteprima il pezzo "Shine your Crazy diamond", lo trovasse "vecchio". La sua follia era la sua genialità. A lui, senza averlo mai conosciuto, devo molto. Le sue melodie, le canzoni dei Pink Floyd, mi hanno accompagnato nei migliori momenti della mia vita e mi hanno sollevato in quelli difficili, immerso nel lato oscuro della luna o facendo una psichedelica colazione con Alan. Non riesco a pensare a nulla, nel campo artistico, innovativo, originale, misterioso e vivo come la musica dei Pink Floyd. Grazie Syd, spero che nessuno scordi ciò che ci hai dato. Ora sei immortale.

lunedì, luglio 10, 2006

CAMPIONI DEL MONDO


Mi capita, quando mi trovo a pranzare o cenare con i miei genitori, che alla parola mondiale, i racconti di mio padre sia tutti incentrati sulla storica vittoria dell'Italia mitica di Bearzot, dei gol di Rossi e del delirio che ne è conseguito dopo il fischio finale di Italia-Germania. La stessa cosa è successa all'inizio di questo mondiale, l'ormai lontano 9 giugno 2006, in tutti i salotti Tv dedicati all'evento calcistico più seguito nel mondo. Questa Italia non è quella dell'82, Lippi deve andarsene, Lippi deve rimanere, questo deve giocare, quello ricorda Pablito,etc. Da allora, ricorsi, scaramantici abbinamenti, malinconie.
Beh, ora basta. E' finito il ricorso storico, gli accostamenti non sono più possibili. Ora c'è il 2006. ABBIAMO VINTO IL MONDIALE.
Un'intera nazione di allenatori e strateghi, si è trovata per le strade per abbracciarsi, urlare, gioire, bere e cantare. Ieri sera, il popolo italiano si è unito per godere di una vittoria che ci pesava da troppo tempo. E lo ha fatto nel migliore dei modi, scacciando tutti gli ostacoli psicologici che potremmo elencare parlando dei precedenti mondiali: la Francia come nemico insormontabile, i rigori come la gogna, sotto ad inizio partita, Del Piero che calcia un rigore perfetto e l'82. Sì, perchè la vittoria in Spagna era da bissare il più presto possibile, per non rimanere ingabbiati nei ricordi, che a noi italiani piacciono tanto. La festa del popolo al di sopra di tutto, i sorrisi incontenibili a spazzare ogni dubbio. Un quarto titolo mondiale che ci pone sotto solo al Brasile come numero di coppe del mondo vinte. Fantastico. Ora, l'ultima fatica, la ciliegina sulla torta, l'aspettiamo dalle sentenze su moggiopoli e tutto ciò che di marcio è uscito dalle indagini. Sperando che i giudici seguano le parole di Gattuso, il quale da sempre nega la possibilità (morale) di una sanatoria, anche con una coppa del mondo fresca fresca.

FORZA AZZURRI

mercoledì, luglio 05, 2006

We all love pizza!!

Dopo una settimana d'insulti, di nomignoli, di boicottaggio del made in Italy, possiamo goderci lentamente la meritata vendetta. Non ho mai scritto un post calcistico fino ad ora, ma l'emozione provata ieri sera, sorvola ogni mio pregiudizio, ogni snobbismo, e si unisce al coro notturno che mi ha accompagnato dolcemente nella notte. Siamo in finale. Meritatamente. Battendo la squadra di casa che si era preoccupata di più dei nostri costumi alimentari che delle nostre potenzialità. Meglio così.
Fin dal calcio d'inizio una glaciale goccia di tensione mi assicurava la giusta angoscia sportiva che una sfida del genere richiede. La fida Moretti gelata mi aiutava ad assorbire i primi tatticismi. Come cena, mi ero scelto dei wurstel tedeschi, quasi per esorcizzare (e qui lo snobbismo viene proprio chiuso in un armadio avvolto dal tricolore). Sempre più teso ma speranzoso, ascoltavo gli sproloqui dei telecronisti rai (Mazzola la birra tedesca è buona vero?), che tentavano di dare un nuovo senso al sano alcoolismo da pre partita. Fine primo tempo, doccia. Secondo tempo completamente in accappatoio, troppo caldo, troppa adrenalina. Uscendo in giardino, sento in filodiffussione i commenti di Mazzocchi e soci, capaci di riscrivere intere formazioni, ignorando il limite delle tre sostituzioni.
I tempi supplementari significavano altro sostegno Moretti. Angoscia. Poi Gilardino e Zambrotta assaltano pericolosamente il mio cuore e le mie coronarie. I rigori no. Per l'ennesima volta questa regola assurda sembrava proliferarsi all'orizzonte. Ma poi Pirlo e Grosso aprono il ponte levatoio per Berlino e Del Piero, l'eterno Godot, arriva ad aprire le danze per la festa!!
La cosa più bella è stato dimostrare che i "parassiti", coloro che aspettano per attaccare in contropiede, hanno chiuso la partita con quattro punte.










I love Pizza!

venerdì, maggio 26, 2006

Nella terra di Mezzo



Una serata al MOM, o meglio il suo favoloso esterno...ogni mercoledì il delirio!

venerdì, maggio 05, 2006

Cospirare all'aria aperta


Per commentare "Il Grande libro delle cospirazioni" voglio postare il lungo articolo di Pasolini scritto per il Corriere della sera. Lascio a voi i commenti.

Corriere della Sera, 14 novembre 1974
Cos'è questo golpe? Io so
di Pier Paolo Pasolini
Io so.Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974.Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia. All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire.Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.

mercoledì, maggio 03, 2006

Malati dalla società

In un supermercato, di ritorno dall'ufficio, dentro la grassa pancia del consumo, mi rendo conto della situazione malata in cui mi sento spinto. La scelta, da sempre simbolo di libertà, barometro del nostro io, indice della persona singola, è in pericolo. La più semplice delle decisioni si rivela un trauma.
Scusi, ma secondo lei lo shampoo per capelli mossi e secchi può andar bene per chi ha capelli grassi? Ma uno shampoo neutro, normale, senza frutti esotici ne vitamine rinforzanti esiste?
I capelli, vien voglia di strapparseli.
Il silicone dove lo trovo? Ah, dipende da quale cerco?..Beh un silicone normale..Non esiste?Allora scelgo quello per esterni, ma andrà bene per le mattonelle del giardino?Ma non è che il prodotto è lo stesso con confezioni diverse?Certo, mi scusi, sto scherzando.
Ah ecco, il pane finalmente una scelta facile..ma lo prendo integrale o di farina di grano duro?..Meglio le michette o lo sfilatino?..Perchè ci sono circa venti cestoni pieni di panini diversi?
Quante farine esistono al mondo?
Dio i formaggi..No è troppo difficile..e le offerte tutto è in offerta e nulla costa poco.Alzano i prezzi per alzare le offerte..o sono paranoico?Ma scusi, come fa a dire che è conveniente comprare due buste di sei chili di spinaci surgelati per avere in regalo una tazza di braccio di ferro, che tra l'altro non gli somiglia mica...Ah, è per i poveri di Arcore..beh allora...la capisco...
Scusi quanto è il totale?..eheh..sì ho la carta sconto plus...ma come?!...tre sacchetti e tutti quegli euro...?Ah..avrò uno sconto sulle prossime scatolette di tonno e sul deodorante..meno male, pensavo di essere stato fregato.
Poi arrivo a casa e mi accorgo che non ho comprato il latte, l'acqua e la carta igenica...
Dovrò tornarci..

martedì, maggio 02, 2006

mercoledì, aprile 19, 2006

Grazie


Pasqua 2006,Livigno, snowpark.Grazie ai compagni di viaggio, al sole, ai jump ed ai rail. E a tutto ciò che ha ruotato intorno. Non dico altro, non serve.

giovedì, aprile 13, 2006

BUONA PASQUA

Auguro a tutti una buona e felice Pasqua...lo faccio ora perchè andrò in montagna fino a settimana prossima e non penso proprio che posterò qualkosa. Per questi auguri mi faccio aiutare da Vinicio Capossela....ARRIVEDERCI!!!!!

Ha lasciato il calvario e il sudario
Ha lasciato la croce e la pena
Si è levato il sonno di dosso e adesso per sempre per sempre è con noi

Se il Padre eterno l’aveva abbandonato
Ora i paesani se l’hanno accompagnato
Che grande festa poterselo abbracciare
Che grande festa portarselo a mangiare

Ha raggi sulla schiena irradia gio-gio-ia
Le dita tese indicano gio-gio-ia
Esplodono le mani per la gio-gio-ia
Si butta in braccio a tutti per la gio-gio-ia

E’ pazzo di gioia, è un uomo vivo
Si butta di lato, non sa dove andare
E’ pazzo di gioia e è un uomo vivo
Di spalla in spalla di botta in botta le sbandate gli fanno la rotta

Alziamolo di peso gioventù, facciamolo saltar
Fino a che arrivi in cima, fino al ciel, fino a che veda il mar
Fino a che vita, che bellezza è la vita mai dovrebbe finir

Barcolla, traballa sul dorso della folla
Si butta, si leva, al cielo si solleva
Con le tre dita la via pare indicare
Nemmeno lui nemmeno lui sa dove andare
Barcolla, traballa al cielo si solleva
Con le tre dita tre vie pare indicare

Perché è pazzo di gioia, e è l’uomo vivo
Si butta di lato, non sa dove andare
Di corsa a spasso va senza ritegno mai più su il (?) legno
Non crede ai suoi occhi, non crede alle orecchie
Nemmeno il tempo di resuscitare, subito l’hanno portato a mangiare

Ha raggi sulla schiena irradia gio-gio-ia
Si accalcano di sotto per la gio-gio-ia
Esplodono le mani per la gio-gio-ia
Lo coprono i garofani di gio-gio-ia
Gioia gioia gioia viva per lui
Gioia gioia gioia viva per lui
Gioia gioia gioia viva per lui
Di la, no, di qua, di la, di qua , no gioia gioia gioia

E’ pazzo di gioia, e è un uomo vivo
Esplode la notte in un battimano
Per il Cristo di legno del Cristo col nero è tornato cristiano

Barcolla, traballa, sul dorso della folla

Fino a che arrivi in cima, fino al ciel, fino a che veda il mar
Fino a che vita, che bellezza è la vita mai dovrebbe finir
Gioia gioia gioia gioia gioia gioia

L'uomo vivo(Inno alla gioia), Vinicio Capossela, 2006, Ovunque proteggi

Devo fare acquisti

Questa è proprio una mattina difficile. Stanco mi chiudo nel metrò verso l'ufficio. Discorsi che non posso bloccare mi invadono le orecchie:

"Ma hai visto il fattore della fattoria nell'isola?Guarda io proprio non so come fa a sopportarla...sì sì hai ragione è rifatta sicuramente.Ma si vede che era costruito.Però che stronzo. Ma no io penso che l'avrebbero eliminato se non fosse che aspetta un figlio. Dai non esagerare, magari passa a Rai Due. Come? ha vinto il pacco con il miliardo?Ma è tutto finto, però che bravo. Sì ho votato ma non so bene cosa perchè mi hanno indicato il simbolo fuori dal seggio. No a me la politica non interessa. Piuttoso hai visto che bello il figlio della principessa, un amore. Fa caldo sì. Passerò la pasqua a cambiare i vestiti degli armadi."

Cerco, invano, il lettore mp3, ricordandomi che le batterie mi hanno salutato da qualche giorno. E' impossibile evitare l'ascolto, sono circondato. Quasi quasi scendo, ma poi? Come ci arrivo ad Assago?

"No!Non ci posso credere.Veramente è stato lui?..Oggi non posso perdermi Verissimo, intervistano il padre.No non ho visto Costanzo...ma dai proprio quello della De Filippi? Che schifo!Sì ieri mario ha preso un buonissimo in italiano è proprio bravo, stiamo già vedendo quale scuola fargli fare dopo le medie.Certo che ci vado!Con quei prezzi.."

Resistere è sempre più arduo.Cerco di dormire, ma nulla.Voci squillanti e nauseanti mi tengono sveglio. Devo ricordarmi di comprare dei tappi.

"...è che io so di amarlo ma lui proprio non mi dice mai ti amo ed io penso stia ancora a pensare alla sua ex, quella puttana, ma come faccio adesso a dirgli che la deve lasciar perdere cioè sai io dico che se ci baciamo ancore le cose potrebbero cambiare cioè no?...ma daii che cosa difficile, cioè non mi è mai successo di sentirmi così...cioè"

Cazzo eppure ho sempre un libro nella borsa, oggi no! Finalmente Loreto!Ah..il vagone si svuota!Mi rilasso fino a che non si colma nuovamente di voci, suoni e rumori molesti.Ma non è che sono io troppo intollerante?Chi lo sà, nauseante viaggio quello di oggi. Ma da domani sono in ferie.
Comunque devo comprare dei tappi...e le batterie!

mercoledì, aprile 12, 2006

Dipendenza da copertina patinata

Che Bello!Dopo la tristezza nata dai risultati elettorali, torno a sorridere. E lo devo a lui, a Silvio Berlusconi. Sì, perchè vederlo su quel palco ad elemosinare potere, a dimostrazione del logorio che provoca non averlo, a chiedere una soluzione coalitiva che in Italia non è nemmeno plausibile, è stato veramente spassoso. In Germania sono culturalmente e politicamente capaci di organizzare un governo basato sul principio di salvaguardare il benessere del paese. Basti pensare alle difficoltà, ormai risolte, del crollo del muro e dell'unione di due paesi tanto diversi quanto socialmente difficili da gestire. Nel Belpaese, invece, dove ci si scanna nei bar per un rigore inventato, per l'invincibilità di Coppi piuttosto che di Bartali, dove non riusciamo ad accordarci per un referendum, non immagino cosa possa succedere ad un governo formato da due coalizioni con programmi e, soprattutto, intenti diversi. Caro Silvio, basta. Ammetti la sconfitta, fatti da parte con quel poco di eleganza che ti è rimasta, e saluta l'avversario che ha vinto. Però, che bello vederlo lì con la mano allungata per l'ultimo tentativo di aggrapparsi alla nave che, seppur lentamente, affonda.

martedì, aprile 11, 2006

In vino Veritas

La serata è iniziata con Vinicio Capossela (thanks to CI), una bottiglia di Fresia D'Asti del 2004, molto buono,e, in accappatoio, ho acceso la tv per vedermi i risultati definitivi delle elezioni. In quel momento la distanza tra le due coalizioni professata nel pomeriggio era già un mero ricordo d'errore. La destra, Silvio Berlusconi, era già in netto miglioramento e i tanto attesi "veri voti" che il ministro Bondi aveva preannunciato, stavano arrivando. Un altro bicchiere di vino, ma quanto è buono?Verso le dieci ho deciso di regalarmi una pausa ed ho accompagnato Potter, il mio coinquilino canino, nel suo consueto giretto liberatorio. E' lì che abbiamo capito, sia io che lui, che sarebbe successo qualcosa. Il diluvio sembrava non lasciare scampo a nessuna interpretazione (tanto che Potter ha cominciato a costruirsi una piccola arca con i legni sparsi nei parchi). Tornato in casa, la faccia di Emilio Fede, sempre più colorata rispetto al pallore iniziale, mi confermava che le sorprese sarebbero arrivate. Benchè Capossela mitigasse la tristezza di quello che vedevo sullo schermo, il vino era sempre più buono. Raiuno, Raidue, retequattro, canale cinque e la sette davano numeri come nel lotto, e nel lotto io mi buttavo. Ferrara accennava ad uno strep tease, qui non commento, Mentana sembrava quasi divertito di quello che accadeva, probabilmente era scioccato quanto noi, Vespa...beh Vespa è Vespa..e le altre reti saltavano da un partito all'altro, dall'euforia castrata alla spocchiosa deliranza. Il tutto farcito da terribili cifre in continuo mutamento, un mutamento che ci portava lentamente alla terribile situazione finale. Una spaccatura di questo tipo o una esigua vittoria da parte di una delle due coalizioni pone il governo in una precaria posizione. Ma il vino? Finito, ma buono. E i senatori a vita? Devono ancora decidere, ma il risultato non cambia. Finito il vino cosa posso fare?...ma quanto è buono il RUM?...forse troppo.Intanto nella mente, un pensiero mi coglie, Moretti... Nanni Moretti aveva ragione.Come sempre!
p.s.si accettano puntate sulla data delle prossime elezioni...ottobre?..forse..ma solo perchè ci sono i mondiali di mezzo..

lunedì, aprile 10, 2006

Inside Man

Una rapina in banca, un colpo perfetto, un segreto che crea l'intoppo. Il nuovo film di Spike Lee, Inside Man, punta sull'azione e sulla suspence, ma lo fa con l'eleganza del dialogo, del sotterfugio e della sorpresa. La sottile ragnatela che si stringe intorno ai rapinatori, ai polizziotti e al proprietario della banca, custode di un mistero troppo importante, troppo oscuro per essere scoperto. Ma la battuta più bella è del ragazzino "Hai avuto paura ragazzo?" "Scherza?!?Io vengo da Brooklyn". Il tutto contenuto nella più bella cornice newyorkese che si ricordo. La bravura di Spike Lee e del suo direttore della fotografia risaltano l'amore viscerale del regista per questa multietnica città, dove ci sono clienti di una banca di ogni razza, religione e sesso, ma che ritrovano le stesse misture dietro al banco, con dipendenti scambiati per terroristi (il sick con il turbante su tutti). Un gioco con lo spettatore a scoprire per primo chi è chi e cosa vuole. Alla fine tutti si sporcano le mani tutti sono diversi da quello che sembrano. Persino il rapinatore/Clive Owen, vedendo inorridito il videogioco di 50 cent (troppo violento), dice al ragazzo che lo maneggia "dopo dovrò parlare con tuo padre di questo videogame" (forte, qui la polemica di Lee). Un bravissimo Denzel Washington, sbirro dal cappello egocentrico, come lui, con qualche macchia nel suo curriculum ma che dimostra di non essere uno sprovveduto. Una Jodie Foster dal sorriso ammagliante e dai vestiti bianchi e leccati, che nascondono il nero del suo lavoro, lo sporco di ogni suo intento. Spike Lee, che per la prima volta lavora con una sceneggiatura non sua, passa all'action movie diretto, ma lo fa con il suo stile, con le sue polemiche, con la sua invidiabile freschezza. E centra l'obiettivo. Un colpo perfetto!

venerdì, aprile 07, 2006

Ultima concessione

Ultima concessione satirico politica...parla da sola (thanks to Simo)

Svuotati!

Ci siamo.Oggi finisce ufficialmente la campagna politica e domanica e lunedì si vota. Il "ci siamo" iniziale è riferito alla scoraggiante e ignorante campagna perpretrata da mesi dai nostri politici, di qualsiasi schieramente, coglioni o non coglioni. E' stato un periodo dove abbiamo assistito al declino della dignità di diverse figure politiche, alle ridicole rincorse per la par condicio, alle furibonde liti in diretta, alle smentite, alle noie. Quello che mi auguro è che, qualsiasi sia il risultato, per cinque anni non si vada più a votare, ma credo sia pura utopia. L'unica cosa che voglio dire in questo ultimo post politico pre-elezioni è che, chiunque voi vogliate votare, qualunque sia la vostra scelta, andate a votare. L'unico errore è l'astensione. E' un nostro diritto, facciamo capire che non ce l'hanno ridicolizzato troppo, che ancora un po' ci crediamo. E' difficile, lo so, ma necessario. Votate, poi uscite dal seggio, tornate a casa, aprite una bottiglia di tequila, vodka, rum, vino o birra e non pensateci fino ai risultati ufficiali (io mio malgrado so già che lunedì sera passerò la serata tra percentuali, alcool e fumi di disperazione). L'alcool vi serve per non disperarvi troppo della scelta, dato che dubito ci siano elettori felici di votare un qualsiasi partito, visti i partiti. Come si diceva "tapparsi il naso e ingerire". Poi, il resto, non conta. Vecchi o nuovi governi si rivelano solo delle vecchie maschere truccate a nuovo, pronte a sfilare festanti nel circo della politica italiana. Buone elezioni a tutti!

mercoledì, aprile 05, 2006

Fate la cosa giusta

Spike Lee è un grande regista. Ogni suo film riesce sempre, per un motivo o per un altro, a superare le migliori aspettative. Si rivela sempre un autore originale e sorprendente, ma anche duro ed impegnato. Spesso questo connubio può rivelarsi "fatale" per un regista, spesso c'è chi cerca, con troppo manicheismo, l'opera perfetta. I suoi film, invece, sembrano sempre girati con l'umiltà artistica di chi vuole utilizzare il mezzo cinema, non solo per raccontare storie, ma per insegnare, indicare o semplicemente urlare uno stato d'animo della nostra società. Lo ha fatto con "Fa la cosa giusta", "Clockers", "Jungle Fever","Malcom X","He got Game". E' stato crudele ma necessario con "Summer of Sam", uno fra i suoi migliori lavori. Lo si può notare guardando lo spot della Telecom con Gandhi oppure quello nuovo della BMW. Lo si è visto nelle sue ultime opere, è stato infatti il primo a mostrare, in un film,con freddezza e con dolore Ground Zero, post 11/9, nel meraviglioso "La 25a ora", una lunga e terribile discesa negli inferni di una città devastata nell'anima ormai persa dei suoi cittadini. Anche nel più leggero "Lei mi odia" la sua angoscia, per l'incapacità di cogliere il bello di un mondo che cambia velocemente e si evolve, emerge senza troppe metafore.
Esce questo Week End il suo nuovo film, "Inside Man", che annovera tra il cast Denzel Washinton, Jodie Foster, Clive Owen e William DeFoe. Un film d'azione, poliziesco, ma che, sicuramente,non sarà quello che ci si aspetta. D'altra parte gli uomini sono come vetri infranti, hanno infiniti riflessi ed infiniti spigoli, smussature e inaspettate trasparenze. Spike Lee sa come non tagliarsi raccogliendoli e cercando di ricomporli.

martedì, aprile 04, 2006

Non si sevizia un paperino

Il giorno dopo lo scontro televisivo tra Berlusconi e Prodi, lascia la sua prevedibile scia di commenti e titoloni sui quotidiani e tra la gente. Personalemente ieri sera ho sostituito la visione di due uomini che non sanno nulla con "L'uomo che sapeva troppo", un capolavoro che andrebbe trasmesso con cadenza mensile per offrire una definizione completa di CINEMA. Il vero problema, però, è che tutto quello proferito e vomitato durante la trasmissione condotta, pardon, moderata da Vespa, non tocca l'argomento di sgomento più inquietante degli ultimi giorni. Come tutti sapete, il povero Tommaso, il bambino rapito più di un mese fa, è stato ritrovato morto ed il suo assassino, o per lo meno mandante/rapitore, il muratore Alessi, ha confessato insieme ai complici. Ciò che rattrista e, nel contempo, irrita è che il suddetto "uomo" era già stato accusato di stupro nel 2000 ma, per decorrenza dei termini, era libero e non in galera, l'unico posto, oltre che in una buca profonda tre metri, dove possa essere lasciato. Forse è meglio risolvere questo problema, la giustizia, in Italia, e non fiondarsi in diatribe politiche che nulla portano al miglioramente del nostro quotidiano. ICI, BOT e qualsiasi finanziaria non risolveranno mai l'annosa e terrificante agonia in cui versa il nostro sistema giudiziario. Pensiamoci.

venerdì, marzo 31, 2006

La casa del sonno

Attraverso la vita di alcuni studenti universitari, raggruppati da una residenza-fortezza a picco sul mare e legati da un difficile incastro sociale, Jonathan Coe ci narra una stramba e travagliata storia d’amore, che avrà risvolti insoliti e tragicamente comici. L’autore sceglie d’alternare passato e presente ambientando i capitoli dispari negli anni ottanta e quelli pari nel presente. Ciò crea un piacevole gioco di scoperte e di ruoli nel quale ci si trova subito coinvolti. La narrazione è sciolta e scorrevole, mai troppo barbosa o pedantemente descrittiva, anche in paragrafi interi dove la descrizione puramente scientifica delle patologie legate al sonno potrebbe arrancare, riesce a non annoiare. Quindi un libro perfetto? No, e vi spiego il perché. La qualità della scrittura non riesce ad ovviare a dei difetti davvero snervanti. A volte la narrazione è tagliente, sagace, sarcastica ed estremamente originale, ma capita che, in presenza di snodi e rivelazioni chiave, si riveli prevedibile e troppo banale; mi è capitato più volte di trovarmi a ridere leggendo le parti più esilaranti e coglierne un tipica sagacia inglese, ma succede che alcuni personaggi risultino troppo stereotipati, costruiti a perfezione per quel preciso ruolo e poi abbandonati al nulla narrativo, oppure spinti al limite delle loro caratteristiche “in difetto”. Inoltre mi chiedo, ma com’è possibile che in una storia ambientata tra Londra e la sua periferia, tutti conoscano tutti, i personaggi, anche quelli di sfondo come, per esempio, l’analista della protagonista, Sarah, si ritrovi poi ad un convegno a Londra diviso in gruppi di cinque persone a parlare con l’ex-ragazzo di lei e gli sveli praticamente tutto delle loro sedute; nello stesso gruppo si ritrova uno psicologo preoccupato per un paziente pericoloso e schizofrenico che, senza il suo supporto, verrà presto rilasciato e, guarda caso, avrà anche lui un ruolo nella storia. Queste coincidenze, questi incastri mi sono risultati troppo forzati, come se venissero a giustificare, anzi aiutare lo scrittore che, suo malgrado, aveva forse esagerato con la costruzione preliminare dell’intreccio. E poi basta con questi finali da titoli di coda imminenti, finali da film dalla lacrima facile con Julia Roberts o Huge Grant (oops, Hugh, come Marco gentilmente mi ha fatto notare!). Ci si aspetta quasi dall’inizio del libro un incontro, arriva, ma all’ultima pagina. Non esistono più scrittori capaci di rapportarsi con il dopo, con quello che i personaggi (da lui creati, concepiti e quindi non estranei) si diranno, con ciò che faranno e ciò che saranno?
Un libro a metà, quindi, che non mi ha convinto soprattutto nel finale, la sua più grande pecca. Un dispiacere, perché fino alle ultime sessanta, settanta pagine riusciva, nonostante tutto, ad incantarmi piacevolmente.

giovedì, marzo 30, 2006

Fine campagna..ho già altri difetti!!

Non ne posso più! A seguito dell'ultima, imbarazzante ed inutile lite a sfondo politico avuta con persone a me care, d'ora in poi m'impegnerò ad evitare categoricamente qualsiasi commento, discussione o baruffa legata alla politica. Questa estenuante campagna per il nove aprile ha avuto una forte influenza sul mio stato d'animo, ma fino a ieri sera non me n'ero mai accorto. Incredibile. Tutta questa mattanza creata intorno al binomio destra/sinistra mi ha logorato lentamente, inesorabilmente, viscidamente. Mi sento un pirla! Probabilmente lo sono. Forse tutto questo fervore nasce dal fatto che non ho una chiara opinione, data dalla non chiara posizione di ciascun politico/fazione/partito. Ma ora basta. Il mio narcisismo non mi permette di farmi sottomettere da emozioni improvvise date da un interesse per qulacosa che, comunque, è già stato deciso da tempo, pattuito. Sono stufo di dover giustificare il comportamento di un politico, piuttosto che criticarne un altro. Basta comizi, basta interviste ed articoli. Terrò per me e solo per me le mie opinioni, le mie sensazioni. La politica è un cancro. Una cellula impazzita colma di rabbia e frustrazione. Andrò a votare, voterò per quello che mi sembra il minor spreco della mia unica occasione per intervenire come popolo e tornerò a godermi film, piece teatrali, libri, sport e tutto ciò che non riguarda B. o P.


"Le incomprensioni sono così strane
sarebbe meglio evitarle sempre
per non rischiare di aver ragione
perchè la ragione non sempre serve"


Tiromancino, per me è importante

mercoledì, marzo 29, 2006

Maledetto il giorno che ti ho acceso

Dopo diversi giorni d'assenza, dovuti ad una tragica serata, ritorno alla mia quotidianità fatta di levatacce, ore di viaggio verso l'ufficio, l'ufficio stesso ed altri automatismi che non riesco a cambiare. Ma in questi giorni di convalescenza, svaccato mio malgrado sul fedele amico divano, non ho fatto altro che quello che le mie esigue forze mi hanno concesso: zapping selvaggio! Qui potrei citare Blade Runner (ho visto cose..), ma ciò che mi ha colpito, anzi devastato nelle basse profondità del mio livello di sopportazione (le palle), è la ciclica ripetizione degli spot sulle trasmissioni che verranno per ogni rete. Sono insopportabili, non cambiano mai e l'unica cosa che stimolano nella mente di una persona sana è che passi in fretta il giorno di messa in onda. Ma ci saranno telespettatori che, per un motivo o per l'altro, devono sorbirsi ogni giorno qualche ora obbligata di tivvì, oppure malati (come lo è stato per giorni il sottoscritto), casellanti o chiunque vogliate, beh fatelo per loro.Rendete più dinamici o diversi fra loro questi spot. D'altra parte non dovrebbe essere difficile, con tutto il materiale che può offrire una trasmissione, un serial, un film od un evento sportivo ci si potrebbe ricamare per ore...figuriamoci per due minuti scarsi!
p.s. a proposito di TV c'è ancora chi riesce a farla con intelligenza, tipo Fabio Fazio con il suo "Che tempo che fa", che oltre ad avere sempre ospiti intriganti ed interessanti, è capace di rendere proficua la loro apparizione in televisione con domande e dibattiti mai fuori luogo. Ho aggiunto nei link quello della trasmissione, se non l'avete visto recuperate l'intervento di Moretti di sabato 25 marzo.