mercoledì, gennaio 31, 2007
venerdì, gennaio 12, 2007
Razze...
Noi siamo quella razza che non sta troppo bene, che 'l giorno salta ' fossi e la sera le cene.
Lo posso gridar forte, fino a diventar fioco: noi siamo quella razza che tromba tanto poco.
Noi siamo quella razza che al cinema s'intasa per veder donne ignude e farsi seghe a casa.
Eppure la natura ci insegna, sia sui monti sia a valle, che si può nascer bruchi per diventar farfalle.
Ecco noi siamo quella razza che l'è tra le più strane,che bruchi siamo nati e bruchi si rimane.
Quella razza siamo noi, è inutile far finta,ci ha trombato la miseria e siamo rimasti incinta.
Carlo Monni
(tratto da "Ti voglio Bene Berlinguer!")
martedì, gennaio 09, 2007
Circonferenze
Guardo la mia pancia e vedo gli effetti delle ultime settimane. Anche nel volto trovo un certo arrotondamento che, solitamente, non v'è. Badate bene, per me, perennemente magro, la cosa è una novità. Ingrassare. E non mi dispiace nemmeno. Capisco chi possa trovare questo come un problema, ma lasciatemi godere la mia misera ciccia. Quindi anno nuovo pancia piena, ma solo questo. Sono stati pochi i miei giorni di "pausa" (ferie è una parola che ancora ignoro), ma necessari per respirare aria a 3400 metri e continuare a coltivare il sogno di una curvatura homeriana da sfoggiare in pantofole sul divano. Quanto vorrei poter schiacciare una lattina di birra con l'addome! Questa nuova annata, però, si preannuncia ancora scarsa d'eventi (personali) degni di nota. I miei contratti di lavoro rimangono progetti d'insulto, i miei conti in banca rischiano l'asfisia per mancanza d'ossigeno e il mio disordine casalingo accede al 2007 rigenerato da nuovi inutili artefici e aggeggi derivati dai regali natalizi. Qualche novità c'è dal lato potter, cagnino famelico ma amabile, che, oltre al bagnetto d'inizio anno, presenta pelucchi bianchi sul muso, segni del tempo che va o causati dal malsano vizio di ascoltarmi nei deliri post-storgion o post-chianti (per la serie ieri mi son scolato un'intera bottiglia tra pranzo e cena..). Ma, come dicono i saggi seduti intorno ad una briscola, si tira avanti, cosa si lancia, poi, non l'ho mai scoperto....e quindi vi auguro un buon inizio in questi nuovi 365 giorni...attendendo qualche news da postare o semplici e vuote chiacchiere da bar sport!....p.s. il mio ombellico sembra più grande
giovedì, dicembre 21, 2006
Ignavi
E' morto ieri sera a Roma Piergiorgio Welby. I telegiornali e gli organi di stampa vari ne parlano da mesi. Una vicenda iniziata nel privato più di quarant'anni fa, quando l'uomo scoprì di essere affetto da distrofia muscolare. Da mesi aveva chiesto la possibilità di essere staccato dalle macchine che lo tenevano in vita artificialemente, preferendo una morte naturale e più rapida, piuttosto che l'eterna sofferenza nella quale da anni era incastrato senza speranza. Precisando che non voglio assolutamente fare un post dedicato all'eutanasia, ciò che più mi ha nauseato, seguendo l'iter legale della richiesta del povero Welby, è stata la posizione da pusillanime che hanno mantenuto i magistrati incaricati di redigere una sentenza, ma anche il superficiale intervento del vaticano che non è mai intervenuto seriamente nella vicenda, se non con un comunicato tardivo arrivato nel pomeriggio di ieri.
Queste "persone" si sono fatte attendere poichè incapaci di prendersi una responsabilità gravosa, che comunque il loro ruolo impone, sperando che tutto si risolvesse con il decesso di Piergiorgio, i cui medici dicevano in forte peggioramento. Cosa volete che siano un paio di settimane in più di sofferenza. Cosa può significare la veglia dedicatagli da milioni di persone in molte città d'Italia e del mondo. Nell'inferno Dantesco, gli ignavi erano costretti a correre in cerchio seguendo un cartello che continuamente cambiava direzione, devastati da insetti che dilaniavo loro le carni, destinati a rimanere per l'eternità sulle sponde dell' Acheronte. Nemmeno l'Inferno li voleva. Nessuna immagine, ora, mi viene alla mente migliore di questa per descrivere tali esseri, senza coraggio, ma che godono di tutti i benefici le cui posizioni all'interno della nostra società offrono loro. Vergognatevi! Siete peggio dei criminali che giudicate, peggio di ogni pestilenza. Spero che un giorno possiate accorgervi della vostra terribile presunzione, quando ormai sarà troppo tardi per porvi rimedio. Spero che il rimorso vi accompagni per una lunga e triste vita.
Queste "persone" si sono fatte attendere poichè incapaci di prendersi una responsabilità gravosa, che comunque il loro ruolo impone, sperando che tutto si risolvesse con il decesso di Piergiorgio, i cui medici dicevano in forte peggioramento. Cosa volete che siano un paio di settimane in più di sofferenza. Cosa può significare la veglia dedicatagli da milioni di persone in molte città d'Italia e del mondo. Nell'inferno Dantesco, gli ignavi erano costretti a correre in cerchio seguendo un cartello che continuamente cambiava direzione, devastati da insetti che dilaniavo loro le carni, destinati a rimanere per l'eternità sulle sponde dell' Acheronte. Nemmeno l'Inferno li voleva. Nessuna immagine, ora, mi viene alla mente migliore di questa per descrivere tali esseri, senza coraggio, ma che godono di tutti i benefici le cui posizioni all'interno della nostra società offrono loro. Vergognatevi! Siete peggio dei criminali che giudicate, peggio di ogni pestilenza. Spero che un giorno possiate accorgervi della vostra terribile presunzione, quando ormai sarà troppo tardi per porvi rimedio. Spero che il rimorso vi accompagni per una lunga e triste vita.Saluto Welby, anche se non l'ho mai conosciuto, augurandogli tante, infinite camminate laddove persone che hanno trovato un'inferno in vita, possano godere di un paradiso sperato per oltre sessant'anni.
mercoledì, dicembre 06, 2006
Tempo permettendo..
Sì, in effetti sono passati diversi giorni dall'ultimo aggiornamento. Ogni tanto mi perdo i discorsi o semplici paragrafi e fatico poi a scrivere un post. Rovistando, però, tra gli infiniti scaffali della mia mente, ho trovato però frammenti di qualcosa...ed ho deciso di metterli in un unico insieme..chissà cosa ne verrà fuori.
Mi piace la mattina invernale, anche se ancora le temperature sono abbastanza alte per dicembre, ma la brina gelata e la foschia che si trova, aprendo le imposte, alle sei del mattino, vicino all'Adda, hanno un non so chè d'irresistibile, di piacevole malinconia. Sembra di dover cercare il resto del mondo, di avere una visione limitata al proprio movimento e quindi spinge a camminare o, più semplicemente, ad immaginare cosa può esserci immerso nel bianco opaco che abbiamo dinnanzi..
Ascoltando la radio, nella unicità del mio piccolo mondo che è l'abitacolo della mia auto, mi rendo conto che ci sono canzoni capaci di eliminare il concetto della retorica, melodie ascoltate infinite volte, conosciute a memoria, ma sempre indispensabili, qulasiasi sia il momento, qualsiasi sia il luogo in cui le si ascolta. Sono opere immense, geniali. Mi piacerebbe sapere come siano state create, in quale situazione i loro autori abbiano avuto la scintilla, oppure se sono frutto di notti insonni nella ricerca del perfetto accordo o della giusta parola in metrica. Tutti questi pensieri, però, queste curiosità, si sciolgono alle prime note..e solo la musica rimane, circondato da una strada che scorre veloce e autonomamente, sotto di me.
Se ragionassimo come bambini, se avessimo la semplice e stupida purezza dei primi anni di vita, il mondo sarebbe paradossalmente più facile, più vivibile. Cosa può aver intaccato questa sterile visione?...ora come ora, lo sguardo curioso di un bambino e la sua crescita intellegibile è lotizzata necessariamente dai genitori, dagli adulti con cui vive e cresce ogni giorno...ma ci deve essere stato un'inizio, un punto di partenza da cui abbiamo degenerato. Lo so, lo so, retorica a nastro...eppure non è difficile capire che l'autodistruzione è vicina, che l'incontrollabile rincorsa al proprio personale benessere, vivendo in un mondo dove non si è altro che un granello di sabbia su di una costa, non porta altro che guai, devastazioni ed inutili contrasti. Forse scervellarsi troppo non serve, forse basterebbe chiedere ad un'infante cosa fare. D'altra parte lui o quelli che abbiamo eletto non sono tanto differenti...
Ho comprato una tavola nuova...bella!...ne sono già follemente innamorato...ora spero solo che nevichi!
Beh questi sono solo frammenti...discorsi iniziati che non so quando e se riprenderò...però sono lì. Nel frattempo vorrei avvisare tutti che Inverno Muto è piacevolmente tornato sulle frequenze bloggheriane!!!!!
A presto!..tempo permettendo...
Mi piace la mattina invernale, anche se ancora le temperature sono abbastanza alte per dicembre, ma la brina gelata e la foschia che si trova, aprendo le imposte, alle sei del mattino, vicino all'Adda, hanno un non so chè d'irresistibile, di piacevole malinconia. Sembra di dover cercare il resto del mondo, di avere una visione limitata al proprio movimento e quindi spinge a camminare o, più semplicemente, ad immaginare cosa può esserci immerso nel bianco opaco che abbiamo dinnanzi..
Ascoltando la radio, nella unicità del mio piccolo mondo che è l'abitacolo della mia auto, mi rendo conto che ci sono canzoni capaci di eliminare il concetto della retorica, melodie ascoltate infinite volte, conosciute a memoria, ma sempre indispensabili, qulasiasi sia il momento, qualsiasi sia il luogo in cui le si ascolta. Sono opere immense, geniali. Mi piacerebbe sapere come siano state create, in quale situazione i loro autori abbiano avuto la scintilla, oppure se sono frutto di notti insonni nella ricerca del perfetto accordo o della giusta parola in metrica. Tutti questi pensieri, però, queste curiosità, si sciolgono alle prime note..e solo la musica rimane, circondato da una strada che scorre veloce e autonomamente, sotto di me.
Se ragionassimo come bambini, se avessimo la semplice e stupida purezza dei primi anni di vita, il mondo sarebbe paradossalmente più facile, più vivibile. Cosa può aver intaccato questa sterile visione?...ora come ora, lo sguardo curioso di un bambino e la sua crescita intellegibile è lotizzata necessariamente dai genitori, dagli adulti con cui vive e cresce ogni giorno...ma ci deve essere stato un'inizio, un punto di partenza da cui abbiamo degenerato. Lo so, lo so, retorica a nastro...eppure non è difficile capire che l'autodistruzione è vicina, che l'incontrollabile rincorsa al proprio personale benessere, vivendo in un mondo dove non si è altro che un granello di sabbia su di una costa, non porta altro che guai, devastazioni ed inutili contrasti. Forse scervellarsi troppo non serve, forse basterebbe chiedere ad un'infante cosa fare. D'altra parte lui o quelli che abbiamo eletto non sono tanto differenti...
Ho comprato una tavola nuova...bella!...ne sono già follemente innamorato...ora spero solo che nevichi!
Beh questi sono solo frammenti...discorsi iniziati che non so quando e se riprenderò...però sono lì. Nel frattempo vorrei avvisare tutti che Inverno Muto è piacevolmente tornato sulle frequenze bloggheriane!!!!!
A presto!..tempo permettendo...
martedì, ottobre 31, 2006
...dedica a voi...(non so perchè..)
Quello che c'è ciò che verrà
ciò che siamo stati
e comunque andrà
tutto si dissolverà
Nell'apparenza e nel reale
nel regno fisico o in quello astrale
tutto si dissolverà
Sulle scogliere fissavo il mare
che biancheggiava nelll'oscurità
tutto si dissolverà
Bisognerà per forza
attraversare alla fine
la porta dello spavento supremo
(Franco Battiato, La porta dello spavento supremo,2005)
Halloween 2006
lunedì, ottobre 30, 2006
Qualcosa di bello

Apro la porta di casa alle seimenounquarto, entro in auto e il clima si aggira intorno ai dieci gradi.BRR!..l'accendo e, mentre attendo che si scaldi, guardo il cielo. Buio pesto, ma non è tempo di ora solare?..e dov'è il sole?!?...bah...la radio sbiascica impossibili auguri di buon risveglio. Immagino sia difficile trovarsi dinnanzi ad un microfono cercando di non dire fesserie a quest'ora. Io non ci riuscirei. Posso partire, anche se il freddo persiste. L'autostrada è scorrevole, per qualche kilometro, poi la solita congestione cittadina, ma nulla di trascendentale. Ancora buio. La selezione mattutina dell'etere, comunque, è molto piacevole, Rolling Stones, un po' di Miles Davis, qualche nota movimentata con gli Scissor Sister, poi, mentre partono le prime note di "What a Worderful Word" scorgo nello specchietto retrovisore un taglio netto arancione nel nero costante del cielo. Piano piano, insieme a Luis Armostrong, quel colore prende il sopravvento e, rischiando di centrare chi mi sta di fronte, fatico a distogliere lo sguardo. Forse sembra ridicolo godersi un'alba dagli specchietti retrovisori e laterali, ma posso garantirvi che non è così, non sminuisce lo spettacolo di un lento ma costante risveglio del giorno. E così, mentre la musica mi ricorda che è un mondo meraviglioso, che il buio non è sempre l'unica cosa presente, il cielo sembra regalarmi una cornice, un sorriso. Ad un cero punto mi se,bra quasi che ammicchi, che mi dica, tutto passa.
Che mi ricordi che c'è sempre qualcosa di bello.
venerdì, ottobre 27, 2006
E alla fine arrivò lui...
Eccolo!..lo sentite?..ma si dai!...è arrivato..chi?..ma il venerdì!..finalmente. Stamane, arrivando in ufficio in auto, sorridevo beatamente (beotamente), pensando all'imminente WE. Evvai, mi dicevo, questa sera cena a casa di amici, c'è un'appartamento da inaugurare, poi sbronza al saloon, c'è una laurea (di chi?) da festeggiare, poi, se i neuroni e lo stato fisico lo permetteranno, capodanno celtico al Castello. Anche il traffico era generoso durante questa strana mattina di sole autunnale, sembrava quasi timido. Un traffico timido?..è mai possibile?..non lo so ma a me sembrava così. Che vi devo dire, oggi beOtitudine ducis, quindi ogni cosa è accettata. Ieri, probabilmente involontariamente influenzato da un'aria di spensieratezza, mi sono tolto il lusso di seguire il consiglio dell'inopportuna e ho acquistato "Ogni cosa è illuminata", il libro, anche perchè sulla copertina c'era una di quelle frasi accattivanti che proprio non puoi fare a meno di apprezzare "Qualche volta, basta un solo libro per cancellare i nostri dubbi sulla letteratura di oggi". Il mio snobbismo/narcisismo era già più che soddisfatto. Ora, di libri che potessero confermare tale frase ne ho letti parecchi, altri, invece, ci provavano ma si perdevano nel forte manicheismo in cui si erano cacciati (vedi "La casa del sonno", già citato a suo tempo su queste frequenze). Non so come sarà quest'opera del buon Jonathan Sfran Foer, ma necessitavo di una nuova lettura per l'autunno. Recentemente ho appena terminato "Febbre a 90°", di Nick Horby, e devo proprio dire che mi ha divertito parecchio. Benchè non mi sentirei di consigliare a tutti tale libro, dato che cita spessissimo giocatori e squadre inglesi di calcio degli anni 70, che io, mio malgrado, conosco per innumerevoli discussioni al bar o infiniti dvd celebrativi visti nei fumi di stanze amichevoli, la sua lettura è sciolta, veloce e molto comica. Nick Horby è un grande autore e mi sono prefissato di recuperare tutta la sua bibliografia. Vi consiglio caldamente "Alta Fedeltà", geniale!Se vi capita di leggerlo e vi ritrovate in una metropolitana pigati dal ridere con la gente che, stupita, vi guarda, non preoccupatevi, è normale!...bene tutto ciò stimola ulteriormente la mia necessità di spazio e non è detto che tra un po', l'angolo solo fotografico de "Il libro sul comodino", non diventi un nuovo blog in cui parlo di libri letti e non letti. Anzi penso proprio che lo farò presto. Certo, poi qualcuno penserà che sono solo un povero internauta (boh..spero sia corretto) che cerca di soddisfare le sue manie postando inutili commenti su tutto ciò che si sente in diritto di criticare. Ma non me ne può fregare nulla, anche perchè qui è ancora più facile che con la tivvì, basta andarsene dal sito/blog!....quindi per chi vuole rimanere e capisce che non è altro che un "diario di bordo"...buona lettura. Siete sempre i benvenuti! bye bye...
mercoledì, ottobre 25, 2006
Ode alla dama bianca
Ok...è ufficialmente aperta nella mia testa la stagione invernale. Lo so, lo so. L'autunno è iniziato da un mese circa e ancora ne deve passare di tempo per l'inverno. Però, a 2500-3000 metri, il freddo e bianco castigatore arriva molto prima. Anticipa le date del calendario e inizia la sua lenta ma inesorabile discesa verso le valli che, tra non molto, saranno ribattezzate come piste!Già ora, mentre scrivo, al Tonale, sul ghiacciaio, è possibile prendere la propria tavola ed iniziare a firmare con le sue traccie la bianca distesa di neve. Ah!...non sto più nella pelle!Filmati e foto non mi bastano più. Il caldo, quel pallido e sterile ricordo, non è nelle mie esigenze, mentre il termostato sotto lo zero è l'unica cosa che vorrei vedere. Forse esagero, poichè rischio solo di stressarmi inutilmente, ma non è possibile pensare ad altro. Già pregusto il vapore uscire dalle mie labbra, a quote proibitive, il dolore delle membra dopo la prima uscita, l'esaltazione di sentire che nulla è cambiato da Aprile, che dopo pochi minuti tutto è come se fosse stato sospeso per poche ore, giusto il tempo di una birra e una sfumacchiata e poi via, ride, jump, velocità e tutto ciò che ti passa per la testa quando sei solo tu e la tua tavola. Quando il vento entra nella maschera e gioca con le tue lenti a contatto, quando la neve fresca ti bagna la bocca se sbagli un atterraggio, quando il mondo intorno a te è solo di un colore, bianco. Sì, l'attesa è logorante, soprattutto quando vivi in una città così lontana anche solo dall'idea di un paesaggio montano, ma ne vale la pena; ogni singolo minuto in cui mi fermo a pensare a ciò che sarà, mi regala uno spasmo nello stomaco che fatico a descrivere, un'eccitazione, però, che conosco bene e che amo come ogni anno in questo periodo. Sono sicuro che sarà un buon anno di discese e di nuove emozioni negli snowpark. Già, perchè quest'anno non si accettano mezze misure, "giri a metà", quest'anno si chiude il cerchio, si afferra e si vola!...quest'anno si rischia di più. Non avrebbe senso evitarlo, perchè la progressione è necessaria, naturale!....quindi spero di vedervi il più possibile sulle piste per una grappa, una birra o un vin brulè in alta quota, perchè là sono più buoni! See you space riders!
lunedì, ottobre 23, 2006
Sapori diversi
A volte, il sapore del luppolo lascia piacevoli aromi sul palato. Aromi che non sono solo legati al gusto della birra o alla fermentazione del malto. Sono sapori piacevoli di compagnia, di cordiale unione. Sembra quasi di sentire un particolare ingrediente che, solo a volte, riesci a trovare. Una sensazione difficile da riconoscere subito, data da un'atmosfera coinvolgente, casalinga, che ti abbraccia scaldandoti anche se non sai di averne bisogno. E' quasi inebriante, vorresti non finisse mai, ma poi capisci che è proprio questo il bello, l'unicità del momento in una giornata scandita perfettamente. Come vedere le prime foglie autunnali lasciare, lentamente, il ramo al quale sono state legate per mesi, piccoli coriandoli colorati di rosso e giallo che ti stendono a proteggere le radici dal freddo in arrivo. Impagabile. E' così che si riesce a creare un'alchimia, senza previsioni, casualmente. Seguendo il desiderio di una media chiara (magari tamarra), di una rossa o una ghisa. Spostandosi in una metropoli bagnata e decorata dal neon e dai fari rossi delle auto in coda. Chiacchierando di una mostra alienante, di un film geniale o semplicemente del fatto che non possano esistere psicologi capaci di curare ciò che non si de
ve considerare una malattia. Semplice, come ordinare al bancone l'ennesimo giro. Pieno, come una pinta al momento del brindisi. Onesto, come un sorriso ubriaco ma consapevole. Ecco è tutto qui, solo un'altra goccia nel mare delle serate da ricordare, da mettere in un angolo della propria vita e riguardare con piacere quando si è un po' tristi, magari per un lunedì mattina che tarda a passare. PROSIT giovedì, settembre 28, 2006
From Jamaica
Posto una foto gentilmente passatami da un grande uomo che se n'è andato alla ricerca delle radici regge...quello che vedete sotto è il mixer con cui Bob Marley produceva quei sogni diventati canzoni indelebili....Respect (thanks a lot to Jahnni)
..è per il cuore
E poi dicono che dobbiamo essere sempre tranquilli, non scaldarci per nulla, che tutto prima o poi si metterà a posto. Non è possibile. Ve lo posso garantire. Ora, io non voglio fare la solita manfrina sul traffico, su come qui nella city milanese l’auto sia considerata un semplice oggetto da posteggiare dove più ti piace (e solitamente “a loro” piace sempre posteggiarla al fianco della mia di auto, bloccandola); non voglio ribadire il concetto secondo il quale quando sei nel traffico è semplicemente inutile zizzagare da una corsia all’altra, creando ulteriori code e, il più delle volte, constatazioni “amichevoli” più irritanti di un gelato freddo sui
denti (poi c’è a chi piace il freddo sui denti…). Di certo, ciò che vorrei far notare è la favolosa, mitica, creativa e utilissima quarta corsia che la società autostrade sta cercando di costruire più o meno dall’età dell’illuminismo. Oltre ad essere di dubbia utilità una volta finita, dato che le tangenziali milanesi non si possono adattare e quindi il presunto traffico diluito proveniente dall’A4 riprenderà la sua canonica forma serpentoidale all’interno della città, oltre ad essere un cantiere aperto da tempo immemore, caselli pronti a tempo di record ma asfalto da rifare e segnaletica in continuo cambiamento; la vera annosa questione sta nell’insicurezza palese che questa nuova evoluzione (involuzione?) del trasporto di massa crea nei maggiori tratti della sua lunga percorrenza. Curve a gomito non segnalate e non illuminate, corsie chiuse da un’ora con l’altra e senza evidenti avvisi, limiti di velocità distribuiti senza logica ai bordi stradali. Sembra che non basti l’intelligenza sopraffina degli automobilisti creativi (e qui permettetemelo, c’è la finanza creativa…ci potrà essere anche l’autista creativo), ora anche l’autostrada facilita (fomenta) la già lunga sfilza di incidenti stradali e disagi di spostamento. Poi, se tornato a casa tua, ti sdrai, apri una birra e ti fumi una canna sei da arresto…questo mondo inizio a non capirlo più…
E poi ci dicono che dobbiamo sempre stare tranquilli…per il cuore…
denti (poi c’è a chi piace il freddo sui denti…). Di certo, ciò che vorrei far notare è la favolosa, mitica, creativa e utilissima quarta corsia che la società autostrade sta cercando di costruire più o meno dall’età dell’illuminismo. Oltre ad essere di dubbia utilità una volta finita, dato che le tangenziali milanesi non si possono adattare e quindi il presunto traffico diluito proveniente dall’A4 riprenderà la sua canonica forma serpentoidale all’interno della città, oltre ad essere un cantiere aperto da tempo immemore, caselli pronti a tempo di record ma asfalto da rifare e segnaletica in continuo cambiamento; la vera annosa questione sta nell’insicurezza palese che questa nuova evoluzione (involuzione?) del trasporto di massa crea nei maggiori tratti della sua lunga percorrenza. Curve a gomito non segnalate e non illuminate, corsie chiuse da un’ora con l’altra e senza evidenti avvisi, limiti di velocità distribuiti senza logica ai bordi stradali. Sembra che non basti l’intelligenza sopraffina degli automobilisti creativi (e qui permettetemelo, c’è la finanza creativa…ci potrà essere anche l’autista creativo), ora anche l’autostrada facilita (fomenta) la già lunga sfilza di incidenti stradali e disagi di spostamento. Poi, se tornato a casa tua, ti sdrai, apri una birra e ti fumi una canna sei da arresto…questo mondo inizio a non capirlo più…E poi ci dicono che dobbiamo sempre stare tranquilli…per il cuore…
mercoledì, settembre 27, 2006
Back
Quanto tempo è passato dall'ultimo post?...1 mese? 2 mesi?..beh troppo...non penso d'aver lasciato in tanti delusi, dato che dubito di avere la tiratura di un qualsiasi quotidiano, ma è comunque un piacere, a volte, scrivere. Nel frattempo mi sono dilettato nell'assaggio incondizionato del cinghiale sotto tutte le sue possibili forme culinarie e mi sono impegnato a fondo nello studio del vino toscano, a me, fino ad ora, troppo ignoto. Devo dire che queste ripetizioni estive mi hanno regalato momenti di elevato godimento. Detto ciò il ritorno al tragico è stato meno doloroso di quanto pensassi, forse perchè il traffico milanese ancora non era insostenibile o semplicemente perchè ho evitato di derpimermi inutilente. Di certo i "libri di testo" che mi ero portato dalla maremma, presi rigorosamente in vigneti D.O.C., mi hanno aiutato con i loro ebbri consigli. Ho notato che il nostro nuovo governo si comporta peggio del previsto e perciò evito, per ora, qualsiasi commento (aspettiamo la finanziaria). Un bentornato a tutti e un piccolo ricordo della passate estate!
giovedì, luglio 13, 2006
You piper, you prisoner, and shine!

Mi ricordo che negli anni della mia infanzia, la mia vita è sempre stata accompagnata da una colonna sonora. Forse perchè i miei genitori, amanti inconsapevoli della musica, avevano la favolosa abitudine di ascoltare dischi a volume indecoroso, o forse semplicemente perchè è impossibile rimanere indifferenti a certe meraviglie.
La domenica mattina, soprattutto, veniva deliziata dalle melodie psichedeliche dei Pink Floyd. Svegliarsi udendo i battiti di Breathe o le prime note di If, significava proseguire nel sogno e scivolare lentamente nel risveglio. I Pink Floyd hanno inventato un mondo, sono stati i Tolkien della musica.
E' morto pochi giorni fa Syd Barret, fondatore dei Pink Floyd che, a causa della sua forte dipendenza dalle droghe, venne allontanato dal gruppo dopo tre anni e dopo il primo album, The piper at the gates of dawn. Il suo isolamento sempre più profondo dalla realtà non gli permetteva di esibirsi in pubblico, dove smetteva di suonare oppure riproponeva con persistenza la stessa nota. Ma forse, per un visionario come lui, per un uomo la cui genialità lo portava a vedere nel futuro della musica, questa alienazione era una forma necessaria di lotta, nei confronti di una realtà che cambiava davanti ai suoi occhi. La ricerca di una melodia sempre più profonda, la voglia di scoprire cosa potesse fare ancora per la musica, probabilmente lo sconvolgevano molto più di quello che potesse sembrare.
Syd Barret, sembrava vedesse un secondo spartito, un pentagramma visionario e matafisico che lo rendeva un genio pazzo. Si racconta che, ascoltando in anteprima il pezzo "Shine your Crazy diamond", lo trovasse "vecchio". La sua follia era la sua genialità. A lui, senza averlo mai conosciuto, devo molto. Le sue melodie, le canzoni dei Pink Floyd, mi hanno accompagnato nei migliori momenti della mia vita e mi hanno sollevato in quelli difficili, immerso nel lato oscuro della luna o facendo una psichedelica colazione con Alan. Non riesco a pensare a nulla, nel campo artistico, innovativo, originale, misterioso e vivo come la musica dei Pink Floyd. Grazie Syd, spero che nessuno scordi ciò che ci hai dato. Ora sei immortale.
lunedì, luglio 10, 2006
CAMPIONI DEL MONDO
Mi capita, quando mi trovo a pranzare o cenare con i miei genitori, che alla parola mondiale, i racconti di mio padre sia tutti incentrati sulla storica vittoria dell'Italia mitica di Bearzot, dei gol di Rossi e del delirio che ne è conseguito dopo il fischio finale di Italia-Germania. La stessa cosa è successa all'inizio di questo mondiale, l'ormai lontano 9 giugno 2006, in tutti i salotti Tv dedicati all'evento calcistico più seguito nel mondo. Questa Italia non è quella dell'82, Lippi deve andarsene, Lippi deve rimanere, questo deve giocare, quello ricorda Pablito,etc. Da allora, ricorsi, scaramantici abbinamenti, malinconie.Beh, ora basta. E' finito il ricorso storico, gli accostamenti non sono più possibili. Ora c'è il 2006. ABBIAMO VINTO IL MONDIALE.
Un'intera nazione di allenatori e strateghi, si è trovata per le strade per abbracciarsi, urlare, gioire, bere e cantare. Ieri sera, il popolo italiano si è unito per godere di una vittoria che ci pesava da troppo tempo. E lo ha fatto nel migliore dei modi, scacciando tutti gli ostacoli psicologici che potremmo elencare parlando dei precedenti mondiali: la Francia come nemico insormontabile, i rigori come la gogna, sotto ad inizio partita, Del Piero che calcia un rigore perfetto e l'82. Sì, perchè la vittoria in Spagna era da bissare il più presto possibile, per non rimanere ingabbiati nei ricordi, che a noi italiani piacciono tanto. La festa del popolo al di sopra di tutto, i sorrisi incontenibili a spazzare ogni dubbio. Un quarto titolo mondiale che ci pone sotto solo al Brasile come numero di coppe del mondo vinte. Fantastico. Ora, l'ultima fatica, la ciliegina sulla torta, l'aspettiamo dalle sentenze su moggiopoli e tutto ciò che di marcio è uscito dalle indagini. Sperando che i giudici seguano le parole di Gattuso, il quale da sempre nega la possibilità (morale) di una sanatoria, anche con una coppa del mondo fresca fresca.
FORZA AZZURRI
mercoledì, luglio 05, 2006
We all love pizza!!
Dopo una settimana d'insulti, di nomignoli, di boicottaggio del made in Italy, possiamo goderci lentamente la meritata vendetta. Non ho mai scritto un post calcistico fino ad ora, ma l'emozione provata ieri sera, sorvola ogni mio pregiudizio, ogni snobbismo, e si unisce al coro notturno che mi ha accompagnato dolcemente nella notte. Siamo in finale. Meritatamente. Battendo la squadra di casa che si era preoccupata di più dei nostri costumi alimentari che delle nostre potenzialità. Meglio così.
Fin dal calcio d'inizio una glaciale goccia di tensione mi assicurava la giusta angoscia sportiva che una sfida del genere richiede. La fida Moretti gelata mi aiutava ad assorbire i primi tatticismi. Come cena, mi ero scelto dei wurstel tedeschi, quasi per esorcizzare (e qui lo snobbismo viene proprio chiuso in un armadio avvolto dal tricolore). Sempre più teso ma speranzoso, ascoltavo gli sproloqui dei telecronisti rai (Mazzola la birra tedesca è buona vero?), che tentavano di dare un nuovo senso al sano alcoolismo da pre partita. Fine primo tempo, doccia. Secondo tempo completamente in accappatoio, troppo caldo, troppa adrenalina. Uscendo in giardino, sento in filodiffussione i commenti di Mazzocchi e soci, capaci di riscrivere intere formazioni, ignorando il limite delle tre sostituzioni.
I tempi supplementari significavano altro sostegno Moretti. Angoscia. Poi Gilardino e Zambrotta assaltano pericolosamente il mio cuore e le mie coronarie. I rigori no. Per l'ennesima volta questa regola assurda sembrava proliferarsi all'orizzonte. Ma poi Pirlo e Grosso aprono il ponte levatoio per Berlino e Del Piero, l'eterno Godot, arriva ad aprire le danze per la festa!!
La cosa più bella è stato dimostrare che i "parassiti", coloro che aspettano per attaccare in contropiede, hanno c
hiuso la partita con quattro punte
.
I love Pizza!
Fin dal calcio d'inizio una glaciale goccia di tensione mi assicurava la giusta angoscia sportiva che una sfida del genere richiede. La fida Moretti gelata mi aiutava ad assorbire i primi tatticismi. Come cena, mi ero scelto dei wurstel tedeschi, quasi per esorcizzare (e qui lo snobbismo viene proprio chiuso in un armadio avvolto dal tricolore). Sempre più teso ma speranzoso, ascoltavo gli sproloqui dei telecronisti rai (Mazzola la birra tedesca è buona vero?), che tentavano di dare un nuovo senso al sano alcoolismo da pre partita. Fine primo tempo, doccia. Secondo tempo completamente in accappatoio, troppo caldo, troppa adrenalina. Uscendo in giardino, sento in filodiffussione i commenti di Mazzocchi e soci, capaci di riscrivere intere formazioni, ignorando il limite delle tre sostituzioni.
I tempi supplementari significavano altro sostegno Moretti. Angoscia. Poi Gilardino e Zambrotta assaltano pericolosamente il mio cuore e le mie coronarie. I rigori no. Per l'ennesima volta questa regola assurda sembrava proliferarsi all'orizzonte. Ma poi Pirlo e Grosso aprono il ponte levatoio per Berlino e Del Piero, l'eterno Godot, arriva ad aprire le danze per la festa!!
La cosa più bella è stato dimostrare che i "parassiti", coloro che aspettano per attaccare in contropiede, hanno c
hiuso la partita con quattro punte
.I love Pizza!
venerdì, maggio 26, 2006
venerdì, maggio 05, 2006
Cospirare all'aria aperta

Per commentare "Il Grande libro delle cospirazioni" voglio postare il lungo articolo di Pasolini scritto per il Corriere della sera. Lascio a voi i commenti.
Corriere della Sera, 14 novembre 1974
Cos'è questo golpe? Io so
di Pier Paolo Pasolini
Io so.Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974.Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia. All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire.Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.
Cos'è questo golpe? Io so
di Pier Paolo Pasolini
Io so.Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974.Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia. All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire.Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.
mercoledì, maggio 03, 2006
Malati dalla società
In un supermercato, di ritorno dall'ufficio, dentro la grassa pancia del consumo, mi rendo conto della situazione malata in cui mi sento spinto. La scelta, da sempre simbolo di libertà, barometro del nostro io, indice della persona singola, è in pericolo. La più semplice delle decisioni si rivela un trauma. Scusi, ma secondo lei lo shampoo per capelli mossi e secchi può andar bene per chi ha capelli grassi? Ma uno shampoo neutro, normale, senza frutti esotici ne vitamine rinforzanti esiste?
I capelli, vien voglia di strapparseli.
Il silicone dove lo trovo? Ah, dipende da quale cerco?..Beh un silicone normale..Non esiste?Allora scelgo quello per esterni, ma andrà bene per le mattonelle del giardino?Ma non è che il prodotto è lo stesso con confezioni diverse?Certo, mi scusi, sto scherzando.
Ah ecco, il pane finalmente una scelta facile..ma lo prendo integrale o di farina di grano duro?..Meglio le michette o lo sfilatino?..Perchè ci sono circa venti cestoni pieni di panini diversi?
Quante farine esistono al mondo?
Dio i formaggi..No è troppo difficile..e le offerte tutto è in offerta e nulla costa poco.Alzano i prezzi per alzare le offerte..o sono paranoico?Ma scusi, come fa a dire che è conveniente comprare due buste di sei chili di spinaci surgelati per avere in regalo una tazza di braccio di ferro, che tra l'altro non gli somiglia mica...Ah, è per i poveri di Arcore..beh allora...la capisco...
Scusi quanto è il totale?..eheh..sì ho la carta sconto plus...ma come?!...tre sacchetti e tutti quegli euro...?Ah..avrò uno sconto sulle prossime scatolette di tonno e sul deodorante..meno male, pensavo di essere stato fregato.
Poi arrivo a casa e mi accorgo che non ho comprato il latte, l'acqua e la carta igenica...
Dovrò tornarci..
martedì, maggio 02, 2006
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